La Storia del KOG

Si parte…

Prima di intraprendere il racconto della nostra comunità, è giusto spendere due parole su di me. Questa non è una semplice biografia, ma la mappa delle passioni che hanno tracciato la rotta del KOG. È la storia di come un sogno personale può, guidato dalla strada, trasformarsi in un’avventura collettiva.

Mi chiamo Andrea Marucci, e la mia vita è stata disegnata dal vento che scorre sul casco. Appartengo a una generazione per cui il sogno, a quattordici anni, aveva due ruote, un motore e l’odore dell’asfalto bagnato. Ero uno dei fortunati possessori del mitico Fantic Caballero 50, il primo compagno di quelle libertà leggere e spensierate che solo una due tempi sapeva donare. Poi venne l’altrettanto leggendario Laverda 125, artefice di mille avventure giovanili, con il suo raffreddamento a liquido a sembrare una tecnologia futuristica.

Ma nel cuore, fin da allora, bruciava un’immagine più grande, nitida e potente: la BMW R 100 RT. Per me, non era solo una moto. Era il simbolo stesso del viaggio. Quei due cilindri contrapposti come sentinelle, quella carenatura possente e rassicurante che prometteva di sfidare ogni intemperia, parlavano di orizzonti lontani, di traversate, di autentico mototurismo. Ne ero innamorato ancora prima di metterci le mani sopra.

Dopo una parentesi inevitabile senza moto, la chiamata del viaggio tornò, prepotente e chiara. La scelta, quasi un destino, cadde su una BMW R850R. Non fu un caso. Oltre al fascino del marchio, cercavo un patto di affidabilità e prestazioni non da supersportiva. Dopo aver provato la scatenata potenza di una CBR, avevo compreso una verità semplice: il mio viaggio non era una fuga, ma un’esplorazione. Cercavo una compagna che non mi tentasse con l’istinto della corsa, ma che mi invitasse a guardare il panorama, ad assaporare il percorso.

Tempo dopo però mi resi conto che alla fedele 850 mancava qualcosa: la protezione totale, l’abbraccio completo contro gli elementi che trasformano un semplice spostamento in un viaggio confortevole. Fu allora che, in concessionaria, si materializzò il mio destino: una BMW R 1150 RT di un blu profondo e intenso. Finalmente, il sogno di ragazzo prendeva forma concreta tra le mie mani. Con quella moto, ho davvero compreso la filosofia del viaggiare in moto: la pace della cabina silenziosa, la sicurezza della protezione, il piacere di una strada che si srotola senza fretta.

Pensavo di aver trovato la compagna definitiva. Ma la strada, si sa, riserva sempre sorprese.

Nel 2001, BMW presentò al mondo quello che all’epoca era l’apice assoluto della tecnologia su due ruote: la K1200LT. Un’astronave. Quando la vidi, capii che non si trattava di un semplice aggiornamento. Era un salto dimensionale, un nuovo concetto di viaggio. Mi innamorai della sua imponenza maestosa, della sua sontuosità tecnologica, di quella promessa di comfort e potenza assoluta. L’entusiasmo per quell’acquisto non fu solo gioia personale; fu il carburante per un’idea più grande.

Nel maggio dello stesso anno, da quel fervore, nacque il KOG.

Da quel giorno ne sono il Presidente. Guardando indietro ai traguardi conquistati insieme, ai volti, alle storie, ai chilometri condivisi, credo di aver guidato questa nave con dedizione e passione. Ma so, e lo sapete anche voi, che la strada davanti a noi è ancora lunga, ricca di curve inedite e di nuovi orizzonti da scoprire insieme.

Lo scopo di questo libro è quindi custodire e tramandare la nostra leggenda. Racconterò le tappe salienti che ci hanno forgiato, le sfide che abbiamo superato, le amicizie che sono nate. Perché il KOG, in fondo, è il gioco più bello che abbia mai inventato: un gioco serissimo, fatto di rispetto, condivisione e della gioia semplice di percorrere la strada in compagnia.

A voi, soci di ieri, di oggi e di domani, dedico questa storia. Buon viaggio.

Le Radici di una Passione – Verso un Quarto di Secolo di Strada

Oltre un quarto di secolo di orizzonti condivisi. Questa è la nostra storia.

Il KOG non è nato per caso. Non è stato il frutto di un calcolo, ma il rombo di un’idea che chiedeva di essere condivisa. È germogliato nel 2001 dalla semplice, potentissima intuizione che una passione raddoppia il suo valore quando viene moltiplicata per il numero di chi la vive. Mentre scrivo queste righe, ci prepariamo a celebrare un traguardo che poche comunità come la nostra possono vantare: venticinque anni di strada. Un quarto di secolo. Un’era.

Venticinque anni non sono una semplice misura di tempo. Sono un patrimonio collettivo stratificato, una mappa di chilometri e ricordi che ogni socio ha contribuito a disegnare. Sono scoperte fatte ai bivi di strade sconosciute, conoscenza tramandata a fianco di un motore caldo durante una sosta, incontri che il destino ha trasformato in fratellanze saldate dall’asfalto, esperienze indelebili che formano l’anima stessa del nostro gruppo.

Ma questo lungo cammino non è stato una sola, lunga strada in discesa. Sono stati anche sconvolgimenti necessari, evoluzioni dettate dalla crescita, cambiamenti che ci hanno messo alla prova e hanno temprato il nostro spirito. E, perché no, anche qualche litigio a volte risolto dalla consapevolezza, più forte di tutto, che la meta era comune. Perché una vera comunità non è un’immagine patinata: è viva, pulsante, a volte ruvida, sempre autentica. È fatta di persone reali, non di statue.

Molti mi chiedono: “Andrea, come è nato tutto questo? Com’è iniziata questa avventura che oggi conta un quarto di secolo?“. Le poche righe sparse sul web, i racconti frammentari, non bastano a raccontare un’epopea così lunga e ricca. Sono più le ombre che la luce, più i vuoti che i pieni. Per questo, in vista di questo storico traguardo, ho deciso di scrivere queste pagine: per dare un corpo, un’anima e una voce alla nostra avventura. Per ricostruire il percorso dalle prime intuizioni che precedettero la fondazione, fino agli ampi orizzonti che oggi percorriamo insieme, guardando già ai prossimi venticinque.

La mia storia in sella è il primo, fondamentale mattone di questo edificio comune. È iniziata con i ruggiti spensierati e liberatori di una 125, è maturata nella ricerca dell’affidabilità assoluta rappresentata dalle BMW, ed è esplosa nella definitiva scoperta del vero mototurismo con la K1200LT. Fu in quel momento, protetto dalla sua carenatura, che una verità divenne chiara e lampante: il viaggio più bello, quello che davvero riempie il cuore, è quello che non si ha paura, anzi, si ha il desiderio impellente di condividere.

Fu da quella consapevolezza, nata non in un ufficio ma in sella, tra il vento e il rombo, che tutto ebbe inizio. Questo libro è la cronaca di quell’inizio, di tutto ciò che ne è seguito, e della strada maestra che ancora ci attende. Non è solo una storia. È la nostra eredità, il nostro mito, la bussola per il futuro.

Benvenuti a bordo della nostra leggenda. La strada per i venticinque anni è appena iniziata.

L’Astronave K1200LT

La fedele R1150RT mi aveva mostrato la via del vero mototurismo. Ma è nel 2001 che la storia compì una svolta epocale, non solo per me, ma per ciò che di lì a poco sarebbe nato.

Nell’aprile di quell’anno, mentre sfogliavo riviste specializzate e visitavo concessionari con lo sguardo del cercatore, mi si parò davanti una visione: la BMW K1200LT. Non era semplicemente un nuovo modello. Era una dichiarazione d’intenti della Casa bavarese, il faro più luminoso per il mototurista che cercava l’assoluto. Protettiva, con un possente quattro cilindri, costruita come una fortezza su due ruote, era un concentrato di ogni comfort e tecnologia inimmaginabile per l’epoca.

Ricordo ancora lo stupore di fronte a quelle innovazioni che sembravano magia: la retromarcia, la radio integrata con l’avveniristico caricatore a 6 CD, il parabrezza elettrico che modellava il vento con un semplice tocco. Erano soluzioni da automobile di lusso, traslate in un mondo che fino ad allora aveva fatto della spartanità un vanto. Era il futuro, ed era lì, disponibile.

Ma ciò che mi incatenò il cuore, più di ogni tecnologia, fu la sua estetica. Mi innamorai di lei solo guardandola, girandole attorno come attorno a una scultura. Linee eleganti e possenti, un’imponenza maestosa che non gridava aggressività, ma sicurezza. Era futuristica, bellissima. Ai miei occhi, non aveva difetti. Era la moto che avevo sempre sognato, senza nemmeno saperlo.

Preso da quello che i puristi chiamano “la scimmia”, ma che io riconosco come il richiamo di un destino, decisi il grande passo. La mia leale R1150RT, che mi aveva guidato verso questa consapevolezza, lasciò il posto a quell’astronave blu. Il richiamo del quattro cilindri e di quel concentrato di tecnologia era più forte di ogni razionalità.

Tuttavia, una volta compiuto l’acquisto, l’entusiasmo si scontrò con un muro di silenzio. In cerca di informazioni, pareri, consigli di altri possessori, mi rivolsi alla nascente rete internet. E lì, trovai il vuoto.

Un silenzio assordante. Nessuna comunità, nessun forum, nessuna voce italiana parlava di questa meraviglia meccanica. Solo pochi, lontani echi da oltreoceano. Rimasi sbalordito. Com’era possibile che una passione così forte, per un mezzo così straordinario, non avesse generato nemmeno un luogo virtuale dove incontrarsi? La K1200LT era l’antagonista più raffinata e meno appariscente della regina Goldwing, eppure sembrava un’isola deserta in un mare di informazioni.

Avevo bisogno di quelle informazioni. La moto era un gigante buono: pesava moltissimo. Come si sarebbe comportata in curva? Sarei stato in grado di domarla? E il consumo? Mille domande pratiche che, in un attimo, si sarebbero dissolte con una sola chiacchierata con un altro possessore. Ma quell’altro possessore, in Italia, sembrava non esistere. O, se esisteva, era silente, solo come me.

In quel vuoto digitale, in quel silenzio carico di domande, non nacquero solo dei dubbi. Nacque, lentamente, una certezza. E da quella certezza, presto, sarebbe scoccata la scintilla.

Il vuoto stava chiamando a gran voce qualcuno che lo riempisse. E quella chiamata, risuonava proprio per me.

Dare un Nome al Desiderio, Costruire un gruppo

A chi, come me, aveva scelto la K1200LT, non interessavano i giri dell’isolato. Quella moto non era un giocattolo cittadino. Era una nave per traversate, concepita per divorare chilometri in un abbraccio di comfort, magari con la colonna sonora perfetta a fare da sottofondo al paesaggio. Il viaggio era il fine, non il mezzo. Poteva essere una fuga domenicale o un’epopea di quindici giorni a due, con i bauli carichi di storie da vivere.

Frequentando amici con passioni diverse, avevo capito una verità fondamentale: la moto che scegli è lo specchio dell’anima del motociclista. Lo sportivo cerca l’adrenalina della curva stretta, l’endurista la polvere del sentiero, il pilota della naked il brivido del vento puro. Il cavaliere della KLT? Cerca l’Orizzonte. Assapora ogni singolo miglio che lo separa dalla meta, protetto e sereno. Ama le curve, ma per la loro eleganza, non per la sfida. Non rifugge l’autostrada, perché sa che anche lì può trovare il suo ritmo, ascoltare la sua musica, rilassarsi nella sua cabina di guida mentre fuori il mondo scorre veloce.

Fu allora che la consapevolezza divenne chiara, urgente. Sarebbe stato bellissimo incontrare altri cavalieri di questo stesso ideale. Persone che, senza bisogno di spiegazioni, condividessero questa filosofia di viaggio. Immaginavo già il piacere di organizzare un corteo di quelle astronavi, viaggiare insieme non per sfida, ma per amplificare la gioia della strada.

Ed è qui che le mie due grandi passioni – le moto e il mondo digitale – si fusero in un’unica, potente intuizione. Ero di fronte a un paradosso: possedevo una delle moto più tecnologiche del pianeta, ma nel luogo più tecnologico dell’epoca, internet, quella moto non esisteva. Non c’era traccia, non c’era voce, non c’era luogo.

Fu in quel vuoto che scoccò la scintilla.

L’idea fu semplice e rivoluzionaria: se un luogo non esiste, lo si crea. Avrei costruito un sito web. Non un semplice elenco di specifiche, ma un rifugio, un faro. Un posto dove raccogliere ogni frammento di informazione sulla K1200LT e metterlo a disposizione di tutti coloro che, come me, ne erano stregati o incuriositi. Ma, soprattutto, sarebbe stata la piazza virtuale dove i pochi, sparsi possessori di quella moto potevano finalmente incontrarsi, riconoscersi e da lì organizzare di incontrarsi per davvero, sull’asfalto.

Sognavo in grande. Guardavo con ammirazione ai colossi come il GWCI o l’HOG, comunità solide nate attorno a un mito a due ruote. Volevo qualcosa di simile, ma intimo, dedicato, focalizzato sulla nostra “motona”. Ho sempre creduto che la condivisione potesse moltiplicare il valore di qualsiasi passione. Costruire lo strumento per farlo era una sfida che mi elettrizzava.

Mi sembrava impossibile che nessuno, prima di me, avesse pensato a una cosa tanto ovvia. Eppure, il deserto digitale che avevo esplorato era la prova che quel passo nessuno l’aveva ancora compiuto. Il destino, forse, aveva riservato quel compito a me.

Non ci furono più esitazioni. Presi quel vuoto come una chiamata e quella scintilla come una stella polare.

Mi rimboccai le maniche e misi le mani sulla tastiera. Era il momento di costruire la prima casa del KOG.

I Primi Passi – I Pionieri del Sogno

Armato della mia nuova astronave e con l’entusiasmo di chi ha appena accesa una luce nel buio, mi misi al lavoro. Dopo aver preso confidenza con la K1200LT nell’uso quotidiano, la mia passione si tradusse in codice e pixel. In breve tempo, creai e misi online il primo scheletro del sito KOG. Era essenziale: poche informazioni tecniche, una presentazione della filosofia, un modo per contattarmi. Era poco, ma era un segnale nel buio digitale, una bandiera piantata in terra di nessuno.

Era i primi di maggio del 2001. Il KOG, ufficialmente, esisteva.

Il nome fu un omaggio e una dichiarazione di intenti. Presi ispirazione dall’HOG (Harley Owners Group), perché quella dicitura “Owners Group” esprimeva esattamente ciò che volevo: un gruppo di proprietari, di custodi, non semplicemente di appassionati. Per marcare ancora di più l’identità, ci misi la “K” della nostra amata K1200LT. Così nacque KOG: K1200LT Owners’ Group. Un nome chiaro, una promessa.

Non volevo un motoclub generico. Di quelli ce n’erano già a bizzeffe. Volevo qualcosa di focalizzato, dedicato, quasi intimo. Non mi interessava fare “numeri”. Mi interessava trovare quelle poche, preziose persone che condividessero la mia stessa filosofia di viaggio e, non secondario, la stessa incredibile moto. La qualità sulla quantità, fin dal primo giorno.

Messo online il faro, usai ogni strumento a mia disposizione per diffondere il segnale. E poi… aspettai. Con la fiducia incrollabile di non poter essere l’unico in Italia con quella moto. Non potevo sapere quanti fossimo, ma sapevo che dovevamo essere. Per timore che l’idea potesse essere “rubata”, mi mossi con discrezione, ma non con inazione. Sfruttai anche una conoscenza familiare, un giornalista del Gazzettino di Venezia, per far pubblicare un piccolo trafiletto che annunciasse la nascita del gruppo. Ogni strumento era buono per rompere il silenzio iniziale.

All’inizio, per dare un senso di comunità e “fare numero”, accettai iscrizioni anche da chi aveva moto diverse. Ma fu una deviazione breve. Compresi subito che avrebbe disperso l’identità del gruppo. Dovevamo essere puri nel nostro intento, coerenti con il sogno originale.

Poi, dopo qualche settimana di attesa carica di speranza, il miracolo accadde.

I primi segnali di risposta arrivarono. E non erano semplici email: erano vite, storie, persone.

Il primo socio in assoluto fu Jena (Giuseppe Santalena) da Verona, già possessore di una K1200LT e consigliere del BMW Motoclub Verona. Un uomo esperto, che riconobbe immediatamente il valore dell’idea.

A distanza di pochissimo, arrivò il secondo socio: Popi (Giuseppe Colombo) da Bergamo. Scoprì il sito per puro caso, leggendo un trafiletto sulla Gazzetta dello Sport in un bar. Anche lui, possessore della KLT. Il destino a volte gioca con le coincidenze.

Ai tempi non c’erano forum complessi o sistemi di iscrizione automatizzati. C’era solo una lista soci, praticamente vuota, che compilavo a mano, e un’email a cui scrivere. Era tutto artigianale, umano. Ogni nuovo nome su quella lista era una vittoria epica, la prova che non ero solo, che il faro funzionava, che il deserto cominciava a popolarsi di voci amiche.

L’inizio era più che incoraggiante. Era magico. Ero fiducioso, elettrizzato. Sentivo di essere sulla strada giusta.

Ma non avevo, neppure lontanamente, la più pallida idea di dove quella strada ci avrebbe condotti. E forse, era meglio così.

Costruire una Comunità

All’inizio, devo essere onesto, le idee erano molto confuse. Avevo lanciato il segnale e la gente stava rispondendo, ma cosa fare dopo? L’idea vaga era di organizzare un raduno, ma non avevo la più pallida idea di come si facesse. Non ero mai stato a un raduno organizzato da altri club; facevo semplicemente dei giri con amici, ognuno con la sua moto.

L’iscrizione era gratuita, ovviamente. Non avevo nulla da offrire, se non un’idea e un po’ di spazio online. Ero così entusiasta delle prime adesioni che volevo solo che si unisse più gente possibile.

Quello che avevo chiaro, però, era il bisogno che volevo colmare. Volevo creare un luogo virtuale dove i possessori della KLT potessero trovare tutte quelle informazioni introvabili sul web e, soprattutto, potersi parlare. Scambiarsi consigli, trucchi, esperienze. Fare comunità, insomma.

Non avevo le tecnologie, gli strumenti o le conoscenze che ho oggi. Dovevo arrangiarmi con quello che sapevo fare allora. E così mi rimboccai le maniche.

Dovevo migliorare il sito, e in fretta. Ampliarlo, organizzarlo meglio, aggiungere informazioni. Creare una lista dei soci visibile, in modo che potessero contattarsi tra loro. In sostanza, dovevo cominciare a tessere la rete di questa comunità sparsa. Con mia grande sorpresa, le adesioni arrivavano non solo dalla Lombardia, ma da tutta Italia e anche dall’estero. La comunità nazionale che non avevo neppure immaginato stava prendendo forma, e dovevo dare loro gli strumenti per esistere.

Serviva anche un’identità visiva, un marchio. Il primo logo del KOG fu semplice, essenziale: il nome, l’indirizzo del sito e un richiamo, neanche troppo velato, ai colori e allo stile del logo BMW. Era il nostro primo distintivo.

Tra fine giugno e metà luglio del 2001 rifacci completamente il sito, rendendolo più attraente e, soprattutto, aggiunsi due strumenti vitali: una chat in tempo reale e una mailing list gestita da Yahoo. Per capirci: nel 2001 non esistevano Facebook, WhatsApp o Telegram. Se volevi far parlare subito due persone distanti centinaia di chilometri, la chat era la soluzione. Se volevi inviare un annuncio a tutti, bastava un’email alla mailing list, che io gestivo manualmente, e questa la inoltrava automaticamente a ogni iscritto.

Era un sistema rozzo ma perfetto per l’epoca. Funzionava. Non eravamo sommersi dalle email come oggi, e quel canale diretto diventò il sistema nervoso della nostra giovane comunità.

Poco dopo, per dare più struttura alle discussioni, introdussi anche un primo abbozzo di forum, ospitato su un servizio gratuito (con un po’ di pubblicità, il prezzo da pagare).

E poi, arrivò un momento di legittimazione incredibile. Verso la fine di luglio 2001, dopo una mia segnalazione, la prestigiosa rivista Motociclismo ci dedicò un trafiletto. Ricordo ancora le parole che mi riempirono di orgoglio: “Elegante stile BMWista… belle foto di moto luccicanti… contenuti originali non facili da trovare…“. Concludeva dicendo che, data la specificità dell’argomento, i possessori di quella moto avrebbero gradito e si sarebbero fatti avanti.

È dedicato ai soli possessori di BMW K1200LT il club presente su internet e caratterizzato dall’elegante stile BMWista; belle foto di moto luccicanti su pagine a sfondo bianco e naturalmente molta attenzione per il mototurismo. Qualche scheda tecnica è raccolta nella pagina intitolata “la moto”, mentre alcuni contenuti originali e non facili da trovare su altri siti sono presenti nella pagina “bacheca”, nella quale sono elencati anche i puntatori ad alcuni siti interessanti. Ancora pochi gli interventi presenti sul forum (N.d.R. in realtà la mailing list) ma, dato l’argomento molto specifico, si può prevedere che i possessori di questo modello di moto gradiranno l’iniziativa e si faranno avanti.

Avevano visto giusto. Il KOG non era più solo un’idea mia: era un fenomeno riconosciuto, con un suo spazio nel mondo motociclistico. E da lì, le adesioni ebbero una bella spinta. La nostra casa comune non solo era costruita, ma aveva anche ricevuto il suo primo, importante benestare.

Non Concorrenti, ma Compagni di Strada

Qualche tempo dopo aver lanciato il sito KOG, ricevetti un’email che mi sorprese non poco. A scrivermi era Luigi, un ragazzo siciliano, anche lui possessore di una K1200LT. Mi raccontò che stava mettendo in piedi un’iniziativa molto simile alla mia nella sua terra: un club dedicato ai possessori della nostra moto, il “K1200LT Club Italia”.

Era un momento singolare. Scoprire che qualcuno, all’altro capo d’Italia, aveva avuto la stessa intuizione, più o meno nello stesso periodo, fu stranissimo. La sua idea era però più “territoriale” e tradizionale: stava già facendo realizzare cappellini e magliette per i soci, un approccio classico da club motociclistico. Al mio progetto, invece, aveva dato fin da subito un respiro “digitale” e nazionale, puntando tutto su internet come piazza di incontro.

Naturalmente, venne fuori la questione di chi unisse chi. Luigi mi propose di confluire tutti sotto il suo “cappello”. Io, che ormai ero affezionato alla mia creatura e credevo nel modello che stavo costruendo, ovviamente declinai. Gli proposi a mia volta di unirsi al KOG, magari come una sezione siciliana del gruppo, per unire le forze mantenendo un’unica identità.

In sostanza, non trovammo un accordo. Eravamo su posizioni opposte e, in buona sostanza, un po’ testardi entrambi nel voler portare avanti la propria idea. Così, per un po’, ognuno di noi proseguì per la sua strada.

Questo episodio, però, non creò mai astio. Al contrario, fu il primo segnale che la nostra passione stava generando qualcosa di reale in posti diversi. Col tempo, i rapporti rimasero cordiali e, cosa che mi fa piacere ricordare, successivamente Luigi stesso decise di iscriversi al KOG, diventando uno di noi.

Riconosco pienamente che abbiamo avuto più o meno la stessa idea nello stesso momento. Forse, dalla mia, ho avuto la fortuna e le competenze per padroneggiare meglio quello strumento fantastico che era (ed è) internet. Senza la rete, è inutile negarlo, il KOG non sarebbe mai potuto nascere e crescere come ha fatto. Quell’approccio “internettiano” si rivelò vincente per creare una comunità nazionale da zero.

Quell’esperienza mi insegnò due cose: primo, che un’idea buona può venire in mente a più persone; secondo, e più importante, che nel mondo della passione motociclistica non ci sono veri “concorrenti”, ma solo compagni di strada che cercano, con mezzi diversi, lo stesso obiettivo: condividere il viaggio.

Il Primo Raduno – Quando il Sogno Diventò Realtà

Il numero di soci intanto cresceva, e i legami si stringevano. In particolare, il rapporto con Jena si rivelò fondamentale. Lui, con la sua esperienza nel BMW Motoclub Verona, sapeva come funzionavano le cose nel mondo “reale” dei raduni, un mondo a me ancora sconosciuto. Fu durante una delle nostre tante chiacchierate che individuammo un’opportunità d’oro.

Il BMW Motoclub Verona organizzava a settembre 2001 il 3° BMW Motoclub Meeting a Bardolino, un evento ufficiale con la partecipazione della BMW Italia e di tutti i club BMW del paese. A Jena e a me venne un’idea: perché non organizzare il primo raduno ufficiale del KOG proprio in quell’occasione? Era la vetrina perfetta. Non si erano mai viste più di due o tre K1200LT insieme; immaginate l’effetto di un intero plotone. Poteva essere il nostro battesimo del fuoco, il momento in cui da lista di nomi su internet diventavamo un gruppo visibile, riconoscibile, concreto.

Devo dire che Jena è stato, fin da subito, il primo e più entusiasta sostenitore del KOG dopo di me. Se il club è arrivato dove è oggi, gran parte del merito per quelle prime, fondamentali infrastrutture organizzative e per l’apertura al mondo BMW Motorrad – che a me era del tutto sconosciuto – è suo. Ovviamente, senza nulla togliere a tutti gli altri che in seguito hanno dato il loro contributo.

Grazie ai contatti di Jena, ottenemmo il benestare ufficiale dal presidente del BMW MC Verona per presentare il KOG durante la manifestazione. Ci riservarono un’area di parcheggio dedicata alle sole K1200LT e stabilimmo che al nostro raduno potessero partecipare solo soci KOG con quella moto. Era importante: volevamo fare colpo con la nostra identità precisa. Tutta l’organizzazione pratica fu curata da Jena, che aveva l’esperienza e la voglia di dare al KOG la migliore visibilità possibile.

E poi, il grande giorno arrivò.

Il 29 e 30 settembre 2001 si tenne, a Bardolino, il 1° Raduno KOG. Dire che fu un successo è riduttivo.

Il sabato mattina, al casello di Peschiera, si radunarono 24 K1200LT arrivate da ogni angolo d’Italia. Ventiquattro. Un numero che allora sembrava impossibile. Jena, “l’uomo che non deve chiedere mai”, ci guidò in un corteo maestoso fino a Bardolino. L’entrata di quella colonna di “astronavi” fu qualcosa che chi c’era non dimenticherà mai. Faceva un certo effetto.

Al parcheggio dedicato, finalmente, gli avatar dei forum e le voci al telefono diventarono volti, strette di mano, sorrisi. Tra i presenti c’era anche il socio venuto da più lontano: Saro Cardillo, arrivato addirittura da Catania. Era la prova che la nostra comunità era nazionale.

La giornata proseguì con un giro turistico di 200 km per le strade del Garda, in mezzo a un mare di altre moto BMW, ma con il nostro plotone sempre compatto e riconoscibile. Ma fu la sera, durante la cena di gala, che successe qualcosa di veramente inaspettato e storico.

Il presidente del BMW Motoclub Italia, il sig. Ruggerone, affiancato dal presidente del BMW MC Verona, salì sul palco e si rivolse a noi. Porgendo un sentito ringraziamento al KOG, mi invitò a salire per ritirare una targa di riconoscimento per la nostra partecipazione. Non vi dico l’emozione. La gioia più grande fu sentire che BMW Italia ci riconosceva ufficialmente, in una sede così prestigiosa. Fu un sigillo di legittimità che superò ogni nostra più rosea aspettativa.

Quella giornata fu fantastica non solo per le moto, ma per le persone. Fu la conferma che il KOG non era più solo un’idea su internet.

Per chiudere in bellezza quell’anno indimenticabile, a fine novembre 2001 organizzai a Como la prima Cena di Natale del KOG. Vi parteciparono una ventina di persone, quelle più vicine geograficamente. Quella cena, nata quasi per gioco, è diventata la prima di una tradizione ininterrotta che ci vede riuniti ogni ultimo weekend di novembre: il nostro modo per chiudere la stagione, ritrovarci e scambiarci gli auguri, consolidando anno dopo anno quel senso di famiglia che era nato sotto i riflettori di Bardolino.

Le foto di quel primo, storico raduno, che consiglio a tutti di vedere per capire lo spirito delle origini, sono ancora custodite nella nostra Gallery online:

https://gallery.kog.it/20012005/2001/290901

Guardate quelle ventiquattro KLT allineate. In quelle immagini c’è l’inizio di tutto.

Il Primo “Tradimento” – Quando le Persone Contano Più del Marchio

Nel febbraio del 2002 accadde un fatto che, per l’epoca, fu un vero e proprio terremoto per noi e per i nostri amici del BMW Motoclub Verona.

Jena decise di cambiare moto. Non si trattava di un aggiornamento. La sua seconda K1200LT lasciò il posto a una Honda Goldwing.

Per un gruppo nato come mono-marca e mono-modello, era uno scossone. Si materializzava non solo un modello diverso, ma un marchio concorrente. All’epoca, il regolamento del KOG ammetteva solo K1200LT o altre moto BMW. I primi erano soci a tutti gli effetti, i secondi erano considerati “simpatizzanti”, anche se, nella pratica, la differenza era più uno scherzo che una regola seria. Ma la Goldwing? Non era prevista. Non era neppure pensabile. Tanto meno in un motoclub BMW, dove non avrebbe mai potuto entrare.

Dovemmo gestire questa impasse. La soluzione fu trasformare il “problema” in un evento. Organizzammo un ritrovo apposito in occasione del ritiro della nuova moto da parte di Jena, nel febbraio 2002. Gli diamo molta enfasi a questo “tradimento”, anche perché Jena non era un socio qualunque: era stato il primo sostenitore, il co-organizzatore del primo raduno, un pilastro della comunità. (Le foto di quell’evento sono ancora nella nostra Gallery:

https://gallery.kog.it/20012005/2002/080202

Le discussioni, i dileggi e le battute su questo passaggio sono durate anni, tanto che ritengo sia giusto e interessante lasciare che sia Jena stesso a spiegare, con le sue parole di allora, le ragioni di quella scelta. Ecco cosa scrisse, in un testo che ho sempre considerato il “primo capitolo” di un’ideale libro sul tema:

Il mio personaggio nasce nella notte dei tempi; ha matrici prettamente goliardiche in quel di Torino, dove nei lontani anni 70 frequentavo il Politecnico, facoltà di architettura. Non voglio tralasciare il fatto che prima dell’università, oltre a studiare, ero un abile batterista, strumento che mi appagava molto al punto di non sapere se abbracciare completamente la professione del musicista o continuare gli studi, cosa che poi ho fatto, visto che solo “uno su mille ce la fa” (Morandi).

Ho avuto il grande piacere di frequentare poi la Scuola Militare Alpina, ad Aosta, per adempiere agli obblighi di leva, e passare un bellissimo anno a Vipiteno, come sottotenente degli Alpini.

Nel frattimo continuavo a dipingere, seguendo una mia passione fin da bambino, ed ho tenuto delle belle mostre in Italia ed all’Estero. Ho fondato e diretto per 6 anni una agenzia di pubblicità e marketing a Verona, frequentando gli ambienti pubblicitari milanesi ed americani. Dall’82 mi occupo esclusivamente di progettazione di stands in Italia ed all’Estero. Expo Mondiale di Lisbona, di Hannover, Audi, Volkswagen, Schneider, Rolls Royce, Bentley, RTL 102.5 Hit Radio, 102.5 Hit Channel, G 8, etc, etc.

In questo marasma di cose ho trovato la voglia ed il tempo di coltivare una passione che pian piano è diventata per me molto importante, dopo le donne……. La Moto, ma intesa come protagonista.

Dopo una BMW R 80GS, una Honda Pan European, una BMW R 1100 RT ho capito che quello che volevo doveva essere qualcosa di importante, bello ed appariscente. Nel 1999 la BMW lanciava sul mercato il K 1200 LT ed è stato un grande amore a prima vista (sul depliant).

Nel Marzo dello stesso anno divento il felice possessore di questa “bestia” a due ruote, affascinante e seducente come una pantera e agile come una gazzella (ma non nelle manovre da fermo dove si comporta come un ippopotamo dell’Africa centrale).

Da innamorato le perdono il buco di carburazione e per il resto godo dell’imponenza di questo mezzo che ad ogni semaforo mi fa godere davanti ad automobilisti che, abbassato il finestrino, ti fanno sempre le tre medesime domande: quanto costa? Quanto pesa? Quanto va?

Passano due anni ed esce il modello 2001, quello del sorpasso, come si suol dire. Due componenti del mio motoclub, il BMW Motoclub di Verona la comprano ed io, rosso di rabbia non posso continuare ad andare in giro con un modello a dir loro antiquato: bastardi !!!

In gran segreto ordino anch’io il modello 2001 ed una bella mattina mi presento ad uno dei nostri raduni con la nuova LT, fiammante di cromature e luccichii accompagnati dalla musica di Mango tormentone che propino ai miei compagni di viaggio da ormai tre anni.

Il nuovo destriero mi fa conoscere nuovi problemi, anche piuttosto antipatici, tipo lo stridio allucinante dei freni, non più Brembo, che ti accomunano ad un treno merci che si sta fermando in stazione. Problemi anche per il nuovo sistema frenante EVO con un Abs talmente sensibile da entrare in funzione anche a 30 Km. all’ora solo se becchi una formica di traverso sulla strada. Da buon motociclista è chiaro che ti devi adattare al mezzo e quindi cambiare completamente il sistema di frenare, abituato ad utilizzare normalmente solo il freno anteriore.

E’ chiaro però che gli entusiasmi della prima LT sono solo un lontano ricordo e quindi tutto rientra in una situazione di routine, fino al giorno in cui il mio sguardo si incrocia con quello dei quattro fari di una Honda Goldwing1800. È stato un sussulto, una scarica di adrenalina che mi ha polverizzato i globuli rossi, una bordata al cervello che ha creato un tarlo gigante che giorno dopo giorno mi diceva: vai a vederla, toccala, siediti sopra e se puoi provala, ma non volevo tradire il marchio che da anni porto cucito su giubbotti, giubbottini e mutande. Però io ho posseduto anche un Pan European della Honda ed allora perchè non andare solo a vederla, non faccio mica male a nessuno, o no?

14 Agosto 2001, ore 16.30, 37° all’ombra: arrivo con il mio K sul piazzale asfaltato di un concessionario Honda di zona e chiedo se è possibile vedere un Goldwing. No, la risposta secca del giovane venditore che a primo acchito non mi è piaciuto per niente.

Da lontano vengo adocchiato da un altro venditore che forse aveva intravisto la potenzialità che si celava dietro la mia espressione di insoddisfatto: prego mi dica, dopo aver allontanato con due calcioni il giovane collega. Niente, chiedevo se era possibile vedere un Goldwing, ma visto che non ne avete me ne vado. Le andrebbe di vederne uno, ma in cassa? Perché no? Dopo venti minuti mi accompagna a vedere l’imballo appena aperto: Grande moto, bella ma piena di cera, parabrezza smontato, attorniata da staffe di legno e da cinghie, insomma non era proprio un bel presentarsi. Guardo e poi saluto, direi anche un po’ smontato.

Dopo una settimana il venditore mi telefona: architetto se vuole venire le faccio vedere la moto messa in strada e se vuole la può anche provare; Miiiiii, come dicono a Belluno: sono lì tra mezz’ora. Vado, arrivo. È là, parcheggiata sulla stampella laterale, nera, luccicante, imponente, enorme, di più. Belva dormiente e assetata di strada. Parcheggio il mio K al suo fianco. Mi sono accorto che il raffronto non regge, ma se ne è accorto anche il venditore che mi fa tintinnare le chiavi a due centimetri dal naso; se vuole la può provare sulla nostra pista, qui dietro, doppiamente bastardo.

Aveva perfettamente capito che quel Goldwing si era clonato direttamente nel mio cervello e che non me la sarei più tolta di mente. Giro la chiave e schiaccio il pulsante di avviamento: sei violini incominciano a suonare all’unisono; innesto la prima e quella portaerei da terra si muove con la dolcezza di una libellula. Incredibile la facilità di guida nelle famose manovre da fermo dove con il K ho sempre avuto enormi difficoltà e terrore di cadere. Con il GoldWing sembra tutto un giochetto da bambini, è incredibile. Nessuno mi ha pagato per dire queste cose, ma una cosa era certa; avrei comprato quella moto!

Ma io faccio parte di un BMW Motoclub, faccio parte del KOG, cosa sarebbe successo?? La convinzione di amare da subito quella creatura da 1832 cc. mi fa dare corpo alle mie intenzioni.

Ho venduto il K, che rimarrà comunque nel KOG, ed ho acquistato il GoldWing.

Il marchio di una moto è importante ma forse è più importante la persona che ci sta sopra. Dico questo perché io voglio continuare a frequentare le stesse persone, su BMW, sia che facciano parte del Motoclub di Verona sia che facciano parte del KOG. Sarò l’unico possessore di GW che si fregerà delle insegne con un marchio diverso da quello che ha sulla moto.

Se non fosse così non sarei più Jena, ma uno dei tanti, senza offesa per nessuno…

Molti puristi storceranno il naso, ma per me la decisione fu semplice. Jena era un amico e un pilastro del KOG. Escluderlo per una questione di marchio mi sembrò sbagliato, ingiusto e contrario allo spirito che si stava creando. Decisi che sarebbe rimasto e avrebbe continuato a fare quello che aveva sempre fatto.

Questo episodio, che può sembrare una sciocchezza, ebbe un’influenza enorme sull’evoluzione del KOG. Fu il momento in cui capimmo, in modo pratico e definitivo, che le amicizie e le persone valgono più del mezzo posseduto. Perdere per strada degli amici per un dogma sarebbe stato un vero peccato. D’altronde, non eravamo un motoclub BMW ufficiale, non dovevamo rendere conto a nessuno. L’indipendenza che avevamo sempre cercato ci permise di fare questa scelta di cuore.

Quel “tradimento”, che si sarebbe ripetuto molte altre volte negli anni, servì a plasmare l’identità futura del KOG. Ci fece capire che stavamo diventando, prima di tutto, un gruppo di amici. E mi fece maturare l’idea di aprire definitivamente le porte, in futuro, anche a chi dalla BMW fosse passato alla Goldwing. Ma di questo parleremo più avanti.

La Prima Sfida e la Prima Neve a Foppolo

Sulla scia del successo di Bardolino, Popi ebbe un’idea ambiziosa: organizzare un raduno solo nostro, senza appoggiarsi a nessun altro club, in un luogo che conosceva alla perfezione: Foppolo, nel maggio del 2002. Era un passo importante. Sarebbe stato il primo evento interamente organizzato dal KOG per il KOG, e dovevamo dimostrare di sapercela fare.

Ma proprio in quel periodo, l’atmosfera non era del tutto serena. I nostri successi avevano attirato l’attenzione (e forse un po’ di invidia) del BMW Motoclub Visconteo, che aveva creato al suo interno una “sezione KLT” per aggregare i possessori della nostra moto. Non furono problemi con il club in sé, ma con l’ostilità di una persona del loro direttivo, che ci contrastò da subito, facendo leva sulla loro ufficialità BMW rispetto alla nostra – a suo dire – inconsistenza.

Loro avevano mezzi, logistica e finanziamenti che noi, piccola comunità nata dal nulla, non avevamo. Ma noi avevamo una cosa che loro forse sottovalutavano: una passione pura e un’amicizia genuina. Il loro motore era il prestigio istituzionale; il nostro era il legame tra persone.

Il risultato di quelle tensioni fu che i due raduni – il loro “ufficiale” e il nostro “dal basso” – vennero fissati nello stesso giorno di maggio 2002. Fu una sfida aperta. E la risposta della comunità KOG fu chiara e inequivocabile: al nostro raduno a Foppolo partecipò un numero di persone e di moto di gran lunga superiore. Un successo che molti, ancora oggi, ricordano con piacere.

Il nostro primo raduno ufficiale fu un trionfo per partecipazione (oltre 60 K1200LT!) e ci regalò anche uno scenario imprevedibile e magico, che cementò ulteriormente il ricordo di quel weekend.

Ecco il resoconto completo di allora, che racconta meglio di ogni parola l’atmosfera:

Il primo Raduno Ufficiale del KOG è stato un grandissimo successo che ha visto la partecipazione di 60 K1200LT e molte altre BMW di simpatizzanti del KOG tra cui un simpaticissimo sidecar. Colgo l’occasione per ringraziare infinitamente tutti coloro che hanno partecipato e che hanno dimostrato, con la loro presenza, che il KOG non è solo virtuale ma concreto e reale.

Il meteo ci ha regalato una delle giornate più suggestive in assoluto. A parte qualche scroscio di pioggia durante il tragitto, arrivati a Foppolo all’Hotel des Alpes, e posteggiate le moto, ha cominciato a nevicare come non si era visto, a detta della gente del posto, neppure in inverno. Durante il pranzo, le moto e le strade si sono coperte di un manto candido di una decina di centimetri. Il vicesindaco di Foppolo, a pranzo con noi, ha subito fatto intervenire i mezzi spazzaneve ma la strada si ricopriva immediatamente di altra neve.

Quando già circolavano battute sul fatto di pernottare a Foppolo, il sole ha prima fatto capolino timidamente e poi ci ha regalato uno spettacolo incredibile spazzando completamente le nubi. Uno spettacolo veramente da cartolina! Le strade si sono liberate in un lampo e, accompagnati dal calore del sole, siamo ridiscesi verso Bergamo in tutta tranquillità.

C’è un dettaglio di quel raduno che ricordo con particolare affetto e che simboleggia perfettamente lo spirito artigianale e appassionato di quegli inizi. Antonio Scopazzo, un socio di Bergamo, distribuì a tutti i partecipanti una piccola bandierina con il logo del KOG da attaccare alla moto. Le aveva realizzate in casa, artigianalmente, nella notte precedente, tagliando, stampando e assemblando pezzo per pezzo. Non c’era ancora un pensiero commerciale per magliette o cappellini (che sarebbero arrivati dopo, con grande successo). C’era solo la voglia di celebrare insieme, di appartenere a qualcosa di speciale. Quelle bandierine erano un simbolo tangibile di quanto fosse già forte il senso di comunità.

Le splendide foto di quell’evento indimenticabile, tra neve e sole, sono custodite nella nostra Gallery:

https://gallery.kog.it/20012005/2002/050502

Guardandole, si capisce perché Foppolo è rimasto nel cuore di tutti.

Quel raduno non fu solo una vittoria numerica contro una “concorrenza”. Fu la prova che lo spirito del KOG, fatto di passione condivisa e iniziativa personale, poteva vincere su qualsiasi logica puramente istituzionale. E che a volte, anche una nevicata inaspettata può trasformarsi nel ricordo più bello.

La Legittimazione – Diventare la Sezione K-LT

Il KOG cresceva a vista d’occhio. Gli iscritti erano ormai circa 300, e diventavamo una realtà sempre più interessante anche per BMW. In più, si era creato un collegamento prezioso: un nostro socio, Giampiero Gregorini (Gege per tutti), era diventato il nuovo presidente del BMW Motoclub Italia, subentrando a Renato Ruggerone che ci aveva accolti sul palco a Bardolino.

Con Gege, che conosceva dall’interno la nostra realtà, si cominciò a parlare seriamente di come formalizzare il nostro legame con BMW. Era chiaro che la Casa non avrebbe mai riconosciuto ufficialmente un’entità completamente autonoma e fuori dal suo circuito ufficiale, come invece faceva con i motoclub affiliati.

Fu allora che BMW propose una soluzione innovativa: la creazione delle “Sezioni” del BMW Motoclub Italia. Erano gruppi dedicati a un modello specifico (come la KLT o le GS) o a una comunità (come le Lady Bikers), e noi saremmo diventati la Sezione K-LT. Era un modo per darci uno status riconosciuto, senza stravolgere la nostra natura.

Ci fu anche una proposta più radicale: diventare un motoclub BMW a tutti gli effetti. Una proposta che, devo ammettere, rifiutai senza esitazione. Non avevo alcuna intenzione di impelagarci in trafile burocratiche, statuti rigidi e logiche di controllo che non mi interessavano. Il gruppo funzionava benissimo così, in modo spontaneo e agile. Perché complicarci la vita?

Ma c’era una ragione ancora più profonda. Non volevo che il KOG entrasse completamente nell’orbita di BMW. Il rischio che qualcuno, dall’esterno, potesse influire o decidere per noi era contrario allo spirito con cui avevo creato tutto. Il KOG era nato come un “gioco” serissimo, il cui scopo era conoscere amici e divertirsi insieme. Volevo preservare quella leggerezza e, soprattutto, la nostra indipendenza.

Accettammo quindi la formula della Sezione. Per farlo, però, dovevamo essere affiliati a un motoclub BMW ufficiale. La scelta fu naturale: ci affiliammo al BMW Motoclub Verona, lo stesso che ci aveva aiutato e ospitato nel nostro primo, storico raduno. Così, ufficialmente, diventammo la Sezione K-LT del BMW MC Verona.

Era un compromesso perfetto. Da un lato, BMW ci aveva riconosciuto ufficialmente, un traguardo importante che ci avrebbe aperto porte e garantito supporto in molte occasioni future. Dall’altro, mantenevamo la nostra autonomia operativa e il nostro spirito. La struttura leggera del KOG rimaneva intatta.

Niente di tutto questo sarebbe stato possibile senza la mediazione fondamentale e la stima di Gege. Lavorando dall’interno del sistema BMW, fece in modo che tutti i pezzi del puzzle si incastrassero nel modo giusto, comprendendo e rispettando le nostre esigenze di libertà. Era la prova che, a volte, si possono trovare soluzioni vincenti per tutti, quando alla base c’è il rispetto reciproco e la passione comune.

Un Giorno da Brividi – Il Gemellaggio con le Frecce Tricolori

Il 2002 fu un anno di grandi traguardi, ma uno in particolare superò ogni aspettativa e rimase scolpito nell’anima di chi c’era.

Grazie a un contatto interno, si aprì per noi una possibilità che sembrava uscita da un sogno: organizzare un gemellaggio con le Frecce Tricolori nella loro base di Rivolto (Udine). L’idea era folle e meravigliosa: arrivare in massa con le nostre moto, varcare i cancelli della caserma e assistere, in esclusiva e a bordo pista, a un allenamento della Pattuglia Acrobatica Nazionale.

Era un’occasione unica al mondo, il privilegio di osservare da vicino il lavoro di quei professionisti che tutto il mondo ci invidia. Non potevamo lasciarcela sfuggire.

Con tutto il direttivo, andammo in moto a Rivolto per incontrare il comandante della base e il nostro referente, il Maresciallo Diana, che avrebbe curato l’organizzazione. L’emozione di varcare quei cancelli per la prima volta, in punta di piedi, fu il preludio di ciò che sarebbe accaduto.

Il 18 settembre 2002 l’idea diventò realtà. All’ingresso della base si radunarono quasi 100 moto del KOG, in stragrande maggioranza K1200LT, dopo aver coordinato gli arrivi da tutta Italia. Già solo vedere quel spiegamento di “astronavi” schierate davanti a una caserma militare era uno spettacolo surreale ed emozionante.

Dopo i controlli, i cancelli si aprirono e ci fu concesso l’accesso. Parcheggiammo le moto su una pista laterale e ci sistemammo lungo il bordo della pista principale, il cuore dell’azione. Davanti a noi, il cielo di Rivolto.

Poi iniziò lo spettacolo. Un responsabile delle evoluzioni, al nostro fianco, commentava in diretta ogni manovra, spiegandoci difficoltà e significato. Una colonna sonora maestosa accompagnava le acrobazie, esaltandone la bellezza, fino al crescendo finale: l’iconica “bomba”, lo scoppio colorato nel cielo, eseguito sulle note di “Nessun Dorma“.

Fu un’esperienza da brividi. L’orgoglio, la precisione, la potenza e la bellezza di quel momento generarono un’onda emotiva che travolse tutti. Ancora oggi, chi c’era lo racconta con la voce carica di commozione.

Ma non finì lì. Dopo l’esibizione, andammo a prendere i piloti in moto e li portammo in mezzo a noi per chiacchiere, strette di mano e le immancabili foto di rito. Vedere quegli eroi del cielo confondersi tra noi, motociclisti appassionati, fu la ciliegina su una torta già indimenticabile.

Non esagero se dico che, a livello di intensità emotiva pura, quello è stato uno degli eventi più incredibili della storia del KOG. Un giorno in cui il nostro gruppo toccò con mano l’eccellenza italiana, e la condivise in un abbraccio di orgoglio collettivo.

Le foto di quella giornata magica, che consiglio vivamente di vedere per cogliere l’atmosfera, sono custodite nella nostra Gallery:

https://gallery.kog.it/20012005/2002/180902.

Sono lì a testimoniare che a volte i sogni, se perseguiti con passione, possono davvero diventare realtà.

Non più Solo al Comando – Il Primo Consiglio Direttivo

Il gruppo cresceva in modo esponenziale, e con esso le esigenze. Grazie a Jena, avevo capito una cosa fondamentale: un club che vuole durare nel tempo deve organizzare eventi, raduni dove i soci possano incontrarsi e vivere la passione del mototurismo per cui la moto è nata.

Un problema: io non ero un organizzatore di eventi. Non avevo l’esperienza, il tempo né forse la vera inclinazione per gestire tutta la macchina logistica di un raduno. Mi rendevo conto che da solo non ce l’avrei mai fatta. Dovevo, e volevo, essere aiutato.

Prendendo spunto dalla struttura dei motoclub BMW, ma adattandola al nostro spirito, decisi di creare un Consiglio Direttivo. La differenza sostanziale era che nel KOG non c’erano (e non ci sono mai state) elezioni. Lo dico senza presunzione, ma il KOG era la mia creatura e intendevo guidarne la visione. Tuttavia, avevo un disperato bisogno di braccia, di teste e di cuori dedicati sul territorio, persone che potessero trasformare quell’idea in eventi concreti.

La mia filosofia era semplice: io mi sarei occupato di ciò che sapevo fare meglio, la parte “digitale” e infrastrutturale – il sito, gli strumenti online, la comunicazione – che tiene in piedi la comunità virtuale. Loro, il Consiglio, si sarebbero occupati della parte “tangibile” e organizzativa – i raduni, la logistica, il rapporto diretto con i soci durante gli eventi.

Volevo attorno a me persone dedite, che credessero nel progetto KOG e avessero il tempo e la voglia di dare una mano. Non cercavo titoli, cercavo complici.

E così nacque il primo Consiglio Direttivo del KOG. Ero io, in qualità di presidente. Come vicepresidente, una scelta ovvia, Jena. E come consiglieri, un gruppo di soci storici e fondamentali: Popi, Ciro Tetta, Antonio Scopazzo, Massimo Palmieri, Maurizio Naro e Giuseppe Zanetti.

Oggi il KOG è strutturato in modo diverso, molto più fluido, dove sono i singoli soci a proporre e organizzare raduni. Ma allora, in quegli anni di crescita tumultuosa, quel Consiglio fu vitale. Ci permise di essere presenti a tanti eventi, spesso in collaborazione con il BMW Motoclub Verona, e di organizzarne di nostri sempre più riusciti. Fu uno strumento formidabile per dare lustro al gruppo e avvicinare nuove persone.

Il Consiglio, con i suoi membri originali e quelli che si aggiunsero nel tempo, diede un contributo inestimabile. Senza il loro lavoro e la loro passione, non saremmo mai arrivati dove siamo. Per questo, il mio ringraziamento va, indistintamente, a tutti coloro che ne hanno fatto parte.

Questo organo così importante ebbe un ciclo naturale. Nel 2007, il Consiglio fu sciolto. La metodologia di organizzazione era cambiata, diventando più spontanea e distribuita tra i soci. Quel primo, storico direttivo aveva assolto al suo compito: aveva traghettato il KOG dall’essere l’idea di uno all’essere l’impresa di molti, insegnandoci che la strada si percorre meglio quando la si condivide non solo in sella, ma anche nell’impegno per la comunità.

Chiuso un Capitolo, Aperta una Nuova Strada in Compagnia

Dopo gli screzi del 2002 con il BMW Motoclub Visconteo, le acque si calmarono. La persona che aveva creato quegli attriti era uscita di scena, e la presidenza del Visconteo era passata ad Alberto Bertola, all’epoca direttore vendite della concessionaria BMW di via Ammiano a Milano. Alberto non era solo un volto del mondo BMW: era un amico e il mio “fornitore” di fiducia per le moto.

Il contesto era cambiato anche altrove: Luciano Trevisan, presidente del BMW MC Verona, aveva deciso di chiudere la loro Sezione K-LT. Questo significava che noi, come Sezione, rimanevamo ufficialmente “senza casa” nell’ecosistema BMW.

Fu il momento giusto per un riavvicinamento. Incontrandomi con Alberto Bertola, chiarimmo una volta per tutte che i dissidi del passato erano stati causati da una sola persona, e non dal club in sé. Decidemmo quindi di ricucire lo strappo e rientrare nel mondo BMW attraverso il Motoclub Visconteo, che ora aveva una guida amica e stimata.

Varammo un gemellaggio ufficiale tra KOG e Motoclub Visconteo. Questo ci permetteva di tornare a essere la Sezione K-LT (questa volta sotto il loro cappello), mantenendo così il nostro riconoscimento formale. Insieme, progettammo un evento per sancire questa nuova collaborazione: un raduno dedicato esclusivamente alle K1200LT, da tenersi nel giugno del 2003.

Il ritrovo fu fissato presso la sede BMW di San Donato Milanese, in una splendida giornata di sole. Fu più di un raduno: fu un simbolo di riconciliazione, un ottimo modo per ritrovarci tutti insieme – vecchi e nuovi soci, membri del KOG e del Visconteo – e lasciarci definitivamente alle spalle i rancori.

Il KOG, attraverso questo gemellaggio, rimaneva indirettamente parte della galassia BMW, ma – ed era la cosa più importante per me – restava completamente svincolato da qualsiasi controllo da parte della Casa madre. Avevamo raggiunto l’equilibrio perfetto: il prestigio e il supporto del riconoscimento, uniti alla piena libertà operativa e decisionale che avevo sempre difeso.

Le foto di quella giornata di pace ritrovata e di moto in splendida forma sono custodite nella nostra Gallery:

https://gallery.kog.it/20012005/2003/010603 

Guardandole, si vede il sorriso delle persone, non la politica dei club. Alla fine, era quello che contava.

Un Nuovo Vice e una Sinergia d’Oro con BMW

Verso la fine del 2003, il nostro storico vicepresidente Jena dovette dare le dimissioni. I suoi impegni lavorativi lo portavano sempre più spesso in giro per il mondo, rendendo difficile seguire le attività del club con la consueta dedizione. Il suo contributo era stato enorme, ma era giusto lasciarlo concentrare sulla sua carriera.

Al suo posto, la scelta fu naturale e quasi obbligata: nominai Popi, che fin dall’inizio, come secondo socio della storia del KOG, aveva dimostrato passione, disponibilità e una capacità organizzativa straordinaria. In quel periodo, per far fronte alle attività sempre più numerose, anche altre persone entrarono a far parte del Consiglio, allargando la base di chi si impegnava per la comunità.

L’ascesa di Popi a Vicepresidente del KOG si rivelò un vantaggio strategico non indifferente. Perché Popi, quasi contemporaneamente, venne nominato anche Vicepresidente del BMW Motoclub Italia. In pratica, avevamo ora due nostri soci ai vertici del BMW MC Italia: Gege come Presidente e Popi come suo Vice.

Questa combinazione unica creò un periodo di sinergia straordinaria tra il KOG e BMW. Non si trattava più solo di un riconoscimento formale, ma di una collaborazione fattiva e concreta. In quegli anni, grazie a Gege e Popi che facevano da ponte, BMW supportò molti nostri eventi in modo tangibile: fornendo materiali, gazebi, assistenza logistica e partecipazione diretta.

Il culmine di questa collaborazione fu un evento clou, rimasto nella storia: la presentazione in esclusiva per il KOG della nuova serie della K1200LT. Un privilegio riservato a pochissimi, che dimostrava quanto la Casa madre tenesse alla nostra community di clienti e appassionati.

Questo periodo confermò una mia convinzione di sempre: le cose importanti si fanno tramite le persone, non tramite le istituzioni, le associazioni o le aziende in quanto tali. Furono la stima, il rapporto umano e la passione condivisa di Gege e Popi, dentro e fuori il KOG, a rendere possibile quella stagione d’oro.

Fu un momento in cui il circolo virtuoso tra la nostra passione “dal basso” e il riconoscimento “dall’alto” raggiunse il suo apice, portando benefici a tutti i soci e rafforzando l’identità del KOG nel panorama motociclistico nazionale.

L’Anteprima Esclusiva – La Nuova Regina ci Viene Presentata

Già da tempo, nel mondo dei motociclisti e sui forum, si vociferava insistentemente di un rimpiazzo per la K1200LT, il modello lanciato nel 1999. Come sempre in questi casi, le voci erano le più disparate, spesso fantasiose, comiche o grottesche. La verità è che non si sapeva assolutamente nulla di concreto sulle caratteristiche della nuova moto.

Grazie al ponte creato da Gege e Popi nei vertici del BMW MC Italia, entrai in contatto con Danilo Sgorbati, all’epoca Direttore Marketing di BMW Italia. Insieme, studiammo un evento che, lo ammetto, mi rese profondamente orgoglioso e che portò un lustro incredibile al nostro gruppo.

BMW ci offrì un privilegio rarissimo: presentarci in anteprima assoluta la nuova erede della K1200LT, il modello 2004, presso la sede di BMW Italia a San Donato Milanese, a dicembre del 2003.

L’invito fu accolto con entusiasmo enorme. Ci presentammo in massa, tutti curiosissimi di scoprire le novità. La nuova “LT” si presentava con migliorie sostanziali, anche al motore, e una dotazione tecnologica ancora più ricca. La chicca che fece più discutere (e divertire) fu il nuovo cavalletto centrale elettrico, che sollevava automaticamente la moto in posizione di parcheggio.

Ricordo ancora con un sorriso il “collaudo sul campo” che due dei nostri soci più… diciamo “imponenti”… decisero di fare. Si misero in sella e attivarono il cavalletto elettrico sotto gli occhi di tutti. Con nostro grande stupore (e sollievo!), il sistema sollevò il pesante complesso moto+pilota senza esitazione, nemmeno una piega. Fu la dimostrazione perfetta, e molto scenografica, dell’affidabilità della nuova tecnologia.

Quel giorno non fu solo la presentazione di una moto. Fu il riconoscimento tangibile che il KOG era considerato un interlocutore privilegiato, una community di così alto valore per BMW da meritare un’anteprima riservata. Fu un momento di grande soddisfazione collettiva.

Le foto di quell’evento esclusivo, che testimoniano la nostra curiosità e il nostro orgoglio, sono conservate nella Gallery del KOG visibile a questo link:

https://gallery.kog.it/20012005/2003/201203

Il Motore Digitale della Crescita

Ho sempre curato il sito e il forum del KOG in prima persona. Per me non erano solo strumenti, ma il luogo vitale della comunità. Rappresentavano il modo per tenerci in contatto ogni giorno, per distrarci dalle preoccupazioni e, soprattutto, per divertirci insieme anche a distanza di centinaia di chilometri.

Mentre il KOG cresceva, anche i suoi “muscoli digitali” dovevano tenere il passo. Mi sono sempre prefissato di mantenere gli strumenti tecnologici del gruppo al top, migliorandoli in continuazione con una cura quasi maniacale. Ero convinto – e l’esperienza poi mi ha dato ragione – che più questi strumenti fossero buoni, facile da usare e ricchi di funzioni, più gente sarebbe stata incentivata a iscriversi. La facilità di connettersi e parlare con altri soci sparsi per l’Italia era un vantaggio enorme.

Ho perso il conto di quante versioni del sito ho realizzato. Ma una pietra miliare fu, alla fine del 2002, l’implementazione di un forum nostro, gestito in proprio. Finalmente potevamo abbandonare i servizi gratuiti pieni di pubblicità. Il nostro forum era libero, gratuito (bastava registrarsi) e, soprattutto, aveva funzioni avanzate che potevamo controllare e personalizzare completamente.

Questo passaggio fu fondamentale. Il forum divenne il cuore pulsante delle discussioni quotidiane e un potentissimo strumento di attrazione. I motori di ricerca, infatti, iniziando a indicizzare le nostre discussioni tecniche e di esperienze, portavano direttamente a noi tutti coloro che cercavano informazioni sulla K1200LT. Così ci trovavano, e spesso decidevano di restare.

La crescita non fu solo italiana. Molti si iscrivevano anche dall’estero, nonostante il sito fosse pensato principalmente per utenti italiani. Per agevolarli, implementai comunque una sezione internazionale in diverse lingue.

In questo periodo, supportati da questa solida infrastruttura online, realizzammo numerosissimi eventi. Il gruppo non solo cresceva in numeri, ma si formava e consolidava come comunità coesa. Arrivarono nuovi soci, alcuni se ne andarono, ma la curva fu sempre in salita.

Una cosa è sempre stata chiara nella mia mente: non ho mai perseguito l’obiettivo del “gruppo più numeroso”. Ho sempre preferito, e scelto, la qualità alla quantità. Volevo un ambiente sano, appassionato e rispettoso. E devo ammettere che, guardando indietro, questa scelta ha pagato negli anni, costruendo le fondamenta di un legame che va ben oltre la semplice tessera di un club.

Un Record Mondiale sulle Colline del Monferrato

Il 2006 fu l’anno in cui il KOG toccò un apice di partecipazione che probabilmente rimane un record a livello mondiale per il nostro modello iconico.

Tutto nacque da una proposta di collaborazione di Giancarlo e Mario Martina, all’epoca nel consiglio del BMW Motoclub Provincia Granda. L’idea era di realizzare insieme un raduno dedicato esclusivamente alle K1200LT in Piemonte, sulle splendide colline del Monferrato.

Accettammo con entusiasmo e mettemmo in campo tutte le nostre risorse. Chiedemmo e ottenemmo la collaborazione di BMW Italia, che accettò di avvertire tutto il suo database di proprietari di K1200LT dell’evento. L’obiettivo era ambizioso: radunare il massimo numero possibile di “LT” mai viste insieme.

Il risultato superò ogni più rosea aspettativa. A quel raduno, organizzato in maniera impeccabile dal Motoclub Provincia Granda, parteciparono oltre 100 K1200LT. Fu uno spettacolo maestoso. Un bel numero di staffette fu necessario per gestire e tenere compatto quel lunghissimo, impressionante serpentone di moto che si snodava per le strade panoramiche.

Vedere e sentire il rombo sincronizzato di più di cento di quelle “astronavi” fu un’esperienza che chi c’era non dimenticherà mai. Non era solo un raduno; era la celebrazione tangibile di una passione condivisa su scala nazionale, e forse mondiale, per quel modello. Fu uno dei traguardi più visibili e gloriosi che il KOG abbia mai raggiunto, e la dimostrazione di cosa si possa fare quando una community solida collabora con un club territoriale organizzato e con il supporto del costruttore.

Le foto di quell’evento epocale, che testimoniano la maestosità di quel raduno, sono custodite nella nostra Gallery:

https://gallery.kog.it/20062010/2006/100606

Guardandole, si capisce perché il 2006 fu un anno speciale.

Il Valore dello Stare Insieme

Nel 2006 il KOG compì cinque anni. Un traguardo importante per una realtà nata dal nulla, che meritava di essere celebrato degnamente. Fin dall’inizio, non mi ero mai posto il problema di dove saremmo arrivati; vedere consolidarsi i primi cinque anni fu una grande soddisfazione.

Organizzammo quindi una festa vera e propria, diversa dai soliti raduni. La location fu la casa di campagna di Massimo (Max), con un grande giardino che molti di noi trasformarono in un campeggio improvvisato con le tende, per un’esperienza più intima e conviviale. L’obiettivo non era il giro in moto, ma il ritrovo. Si poteva arrivare anche in macchina, per permettere a tutti, soci e familiari, di partecipare.

E la partecipazione fu massiccia e gioiosa. Una mega grigliata in giardino, musica, balli fino a notte fonda: l’atmosfera era quella di una grande festa tra amici. BMW, sempre vicina, ci prestò per l’occasione una HP2, l’endurosportiva di Casa. Diversi di noi provarono l’ebbrezza (e il fango!) di corse stile Parigi-Dakar lungo i viali e i sentieri intorno alla casa di Max. Per fortuna, nessuno finì in un canale d’irrigazione!

L’unico “antagonista” della giornata fu il meteo, che ci regalò piogge torrenziali dall’inizio alla fine. Ma, significativamente, la voglia di stare insieme e il divertimento non ne furono minimamente scalfiti. Anzi, quell’elemento divenne parte del ricordo epico della festa.

Quel format – la festa in un posto fisso, focalizzata sulla convivialità più che sul chilometraggio – piacque così tanto che divenne una tradizione. Nel 2011, sempre nello stesso posto, festeggiammo i 10 anni, stavolta con un tempo molto più clemente ma con la stessa, identica voglia di divertirsi e stare insieme. E così fu anche per la festa dei 15 anni, un altro successo straordinario.

Queste feste di anniversario rappresentano forse l’essenza più pura del KOG: la gioia di essere una comunità che sa celebrare sé stessa, indipendentemente dalla moto in sella o dal meteo. Sono la prova che l’amicizia che ci lega è la vera forza del gruppo.

Le foto di queste celebrazioni indimenticabili, dai 5 ai 15 anni, sono custodite nella nostra Gallery:

Un Ringraziamento che Arriva da Monaco

Nel 2006, sull’onda delle celebrazioni per il quinquennale, decidemmo di realizzare qualcosa di speciale e duraturo: il “Libro dei 5 Anni del KOG”. Fu un’opera bellissima, curata da Ottavio Celli, in grande formato e con una copertina spettacolare, che raccontava per immagini tutti gli eventi dei nostri primi cinque anni di vita.

Era un’opera di una eleganza, completezza e classe senza precedenti nel nostro ambiente. Un lavoro eccelso che diede lustro e prestigio al gruppo. Non lo realizzammo solo per i nostri soci; lo pensammo anche come un omaggio raffinato per tutte le personalità che avevamo incontrato e che volevamo ringraziare, e che avremmo incontrato in futuro.

Grazie a Danilo Sgorbati – il capo di BMW Motorrad Italia di cui ho già parlato – riuscii a far pervenire una copia di questo libro a Herbert Diess, all’epoca General Director di BMW Motorrad a Monaco di Baviera.

Non mi aspettavo nulla in cambio. Fu quindi grandissima la mia sorpresa quando, ai primi di luglio del 2007, mi arrivò una lettera personale firmata da lui, che conservo ancora con orgoglio. La lettera recitava:

Dear Andrea and dear KOG Members

it was a pleasure to receive a copy of your wonderful picture book. The emotions I could recognise looking through the pages witness undoubtedly your passion for BMW Motorrad.

Your enthusiasm for a BMW motorcycle that incorporates all our commitment to deliver the best “Piacere di guidare” motivates us all to work even harder and better in the future.

I wish you all the best and look forward to meet you personally, maybe already at the upcoming “BMW Motorrad Days 2007” in Garmisch-Partenkirchen.

Yours sincerely

Herbert Diess

Inutile dire che fu un’emozione enorme. Condivisi immediatamente questa testimonianza di stima con tutti i soci, pubblicando la lettera per intero sul sito.

Fu l’apice del riconoscimento istituzionale, la prova che anche un’azienda globale come BMW poteva avvicinarsi e apprezzare una community di appassionati, se si riusciva a interfacciarsi con le persone giuste e a presentarsi nel modo giusto. Dopo questo episodio, riuscimmo a mantenere questo canale diretto solo in parte, ma quella lettera rimane un documento storico per il KOG, un sigillo su un periodo d’oro.

L’Anno della Svolta – Crisi, Scelte e Nuovo Corso

Il 2007 fu un anno di grandi sconvolgimenti e decisioni epocali per il KOG. Erano passati solo sei anni dalla fondazione, ma una sorta di “crisi del settimo anno” si fece sentire in anticipo, con tutto il suo peso.

Per capire, bisogna fare un passo indietro. Per cercare di preservare l’identità mono-marca/mono-modello del gruppo, d’accordo con il Consiglio, avevamo attuato una politica rigida verso i soci che passavano alla Goldwing. Venivano retrocessi allo status di “Ospiti”, perdendo l’accesso all’area riservata del sito e, ovviamente, non potendo più partecipare ai raduni specifici per K1200LT o a quelli in collaborazione con BMW.

Era una regola che, però, indispettiva molti e creava un punto dolente. Spesso si trattava di amici storici, e perderli come compagni di viaggio solo per un cambio di moto cominciava a sembrare ingiusto e contrario allo spirito di amicizia che ci aveva uniti.

Verso i primi di novembre del 2007, dopo molte riflessioni, presi una decisione coraggiosa e di svolta: riaprire i confini. Ristabilii lo status di soci a tutti gli effetti anche per coloro che erano passati alla Goldwing. Era il momento di riconoscere che le persone valgono più del marchio sulla moto.

Proprio in quel momento, però, saltò fuori una notizia inaspettata e spiacevole. Due soci del KOG (uno dei quali era addirittura nel Consiglio Direttivo) avevano, di punto in bianco, creato un gruppo parallelo chiamato “bikerfriends”, dichiaratamente dedicato a chi voleva lasciare il KOG perché in possesso di una Goldwing.

L’atto fu quantomeno inopportuno e poco leale, soprattutto da parte di un consigliere che avrebbe dovuto tutelare gli interessi del gruppo. Per questo, i due furono esclusi dal KOG. L’avventura del sito “bikerfriends” durò ben poco, nata su un malinteso e senza una vera base solida su cui costruire.

Ma le turbolenze non finirono qui. In quel periodo si era creato un certo malcontento verso il Consiglio Direttivo. Il problema non era ciò che facevano (il loro lavoro era stato encomiabile), ma la loro legittimazione. Non erano eletti dai soci, ma da me personalmente. Quel “potere” che conferivo (che in realtà era solo un onere e l’accesso a un forum riservato per le decisioni) non veniva visto di buon occhio da una parte dei soci.

Inoltre, l’organizzazione degli eventi stava cambiando. I raduni cominciavano sempre più spesso a essere creati e gestiti direttamente dai singoli soci, in modo spontaneo, rendendo la funzione centrale del Consiglio progressivamente ridondante.

Davanti a questo quadro, presi un’altra decisione importante. Nel 2007, sciolsi il Consiglio Direttivo. Decisi di rimanere da solo alla guida operativa e strategica del KOG, continuando ovviamente ad accettare e valorizzare i consigli e i suggerimenti di tutti i soci, come ho sempre fatto. Era il ritorno a una gestione più snella e diretta, che rispecchiasse la nuova fase di maturità e di iniziativa diffusa all’interno della comunità.

Fu un anno difficile, ma necessario. Come un albero che pota i rami secchi per crescere più forte, il KOG uscì da quel 2007 con un’identità più chiara (aperta alle persone, non solo alle moto) e una struttura più agile, pronta per il futuro.

Qualità sopra la Quantità

Per anni avevo sostenuto personalmente tutte le spese dell’apparato tecnologico del KOG – server, dominio, sviluppo – aiutato solo da alcune donazioni spontanee. Ma la decisione di rendere il forum a pagamento, a partire dal 1° gennaio 2008, non fu motivata principalmente da ragioni economiche. Fu una scelta fatta nell’interesse della comunità stessa.

Fino a quel momento, chiunque poteva iscriversi al forum e fare quasi ciò che voleva. L’unica regola ferrea che impongo era di usare come avatar una foto del proprio viso. Ho sempre odiato l’anonimato online, che crea più problemi di quanti ne risolva. Volevo che le discussioni fossero tra persone reali, con un volto.

Tuttavia, c’era un problema sempre più evidente: si iscrivevano tantissime persone che poi non scrivevano mai, non partecipavano. Il forum rischiava di diventare un cimitero di account inattivi. Il mio scopo non era avere migliaia di iscritti “sulla carta” se poi alle discussioni partecipavano sempre le stesse 50 persone attive.

Ho sempre preferito, e scelto, la qualità alla quantità. Preferivo avere 50 persone iscritte che partecipano perché l’argomento le interessa davvero, piuttosto che 500 fantasmi.

Fu così che presi la decisione: il forum sarebbe diventato a pagamento. La quota fu fissata in 25 Euro all’anno (dal 2023 è passata a 30 Euro/anno), una cifra assolutamente alla portata di tutti, ma con una funzione precisa: selezionare. Chi non era realmente interessato al nostro progetto, alle nostre discussioni, alla nostra comunità, semplicemente non si sarebbe iscritto. Gli iscritti, quindi, sarebbero stati per definizione quelli motivati a partecipare.

La mossa funzionò esattamente come previsto. Oltre a creare una piccola cassa comune per sostenere le attività (organizzazione eventi, adesivi, infrastruttura tecnica), servì da filtro naturale e molto efficace. Tenne alla larga i curiosi occasionali e consolidò il forum come luogo vivo e partecipato di chi ci teneva davvero. Era la formalizzazione di un principio che aveva sempre guidato il KOG: non siamo un numero, siamo una comunità di persone coinvolte.

Ritrovare la Piena Indipendenza

Attorno al 2007, le cose in BMW iniziarono a cambiare. Ma più che le “cose”, a cambiare furono le persone, i nostri punti di riferimento.

Gege e Popi non erano più ai vertici del BMW Motoclub Italia. E da BMW se n’era andato anche Danilo Sgorbati, l’uomo che ci aveva presentato in esclusiva la nuova K1200LT del 2004, approdando in Ducati con lo stesso ruolo di direttore marketing.

Questo cambio generazionale e di volto portò, quasi inevitabilmente, a un progressivo scollamento tra il KOG e la Casa madre. Si dimostrò vera, in negativo, la mia convinzione di sempre: sono le persone a fare le aziende e le relazioni. I contatti, prima frequenti e produttivi, si fecero più radi fino a annullarsi.

In realtà, per noi non fu una tragedia. Semplicemente, un’era di stretta collaborazione si chiudeva. Il supporto logistico o promozionale di BMW per alcuni raduni cessò, ma anche noi, nel frattempo, avevamo cambiato modo di organizzarci. I raduni non erano più gestiti solo dal Consiglio, ma sempre più spesso organizzati in autonomia dai soci locali, con ottimi risultati.

Col senno di poi, ritengo che quel distacco fosse comunque inevitabile e, forse, salutare. Non eravamo mai stati un gruppo controllato da BMW, e questo ci aveva permesso di fare sempre ciò che era meglio per noi, non per loro. Certo, quando accettavamo il loro supporto per un evento, dovevamo rispettare le loro regole (niente Goldwing, ad esempio). Ma era uno scambio.

Con quel distacco, ritrovammo una libertà d’azione assoluta. Ho sempre tenuto moltissimo alla nostra indipendenza. E indipendenza non significa solo “fare quello che si vuole”, ma poter decidere in piena autonomia per il bene del gruppo, senza influenze esterne o interessi superiori che non fossero quelli della comunità.

Questo non significò rompere ogni ponte. In seguito, ricontattai BMW attraverso i nuovi responsabili della stampa e delle pubbliche relazioni. Da allora, si instaurò una buona e proficua collaborazione a livello di interscambio di informazioni e comunicazioni, più snella e professionale, che dura ancora oggi. Era il passaggio da una relazione “speciale” e personale a una più istituzionale e matura, che ben si adattava al KOG ormai adulto e autonomo.

La Fine di un’Icona e la Nascita dei “Luxury Tourers”

Fin dalla presentazione del nuovo modello di K1200LT nel 2003, su forum e mailing list avevamo discusso all’infinito di come sarebbe stata la futura KLT. Danilo Sgorbati ci aveva detto che non sarebbe uscita prima del 2009. Nessuno gli credeva, ma la storia gli avrebbe dato ragione, anche se nel modo più inaspettato.

Nell’autunno del 2010, BMW presentò la K1600GT e GTL, definite dalla Casa come le eredi della K1200LT. Erano moto completamente diverse sotto ogni aspetto: sei cilindri in linea, motore anteriore, linee aggressive. Il colpo di scena fu che, presentando la nuova, BMW dismetteva ufficialmente la K1200LT. Il modello che aveva dato i natali al KOG usciva di produzione e cessava di esistere.

Che fare? Fu un momento di smarrimento e riflessione profonda.

Presi subito una decisione strategica: erede o non erede, il KOG doveva aprirsi alla K1600. Sorgeva però un problema pratico e simbolico: il nostro nome e il nostro logo contenevano la scritta “K1200LT Owners Group”, ora anacronistica.

Ero certo di una cosa: se ci fossimo fossilizzati su un modello non più in produzione, il KOG sarebbe morto nel medio periodo. L’usato poteva dare un volano, ma prima o poi le moto sarebbero diventate troppo vecchie e la gente avrebbe preso altre strade.

La decisione non fu facile, soprattutto per le reazioni forti di molti soci “talebani”, che non accettavano la K1600 come erede, vedendola come una moto completamente diversa. Era una questione di punti di vista. BMW ragionava da marketing, ma la moto è passione, e la passione spesso si ribella alle etichette del marketing.

In quel periodo, BMW stava cambiando decisamente rotta, producendo modelli che rompevano con la tradizione e puntavano ai volumi di vendita. D’altronde, in fondo, BMW è un’azienda, e i numeri delle vendite delle KLT negli ultimi anni erano diventati davvero esigui.

Molti di noi, me compreso, vedevano nella KLT l’eterna antagonista della Goldwing, un’icona senza tempo (come la Porsche 911) che sarebbe durata per sempre. BMW, ovviamente, non la pensava come noi.

Andammo in “pellegrinaggio” al Salone di Colonia per vedere la K1600. Non provocò in molti quell’entusiasmo immediato e travolgente che aveva avuto la KLT. Le reazioni furono miste: a molti piacque, ad altri no, ad altri ancora lasciò indifferenti. Ma la strada era tracciata e dovevamo farcene una ragione.

Il passo successivo era inevitabile. Il marchio KOG doveva evolversi, svincolandosi da un modello specifico. Presi quindi la decisione di sostituire la scritta “K1200LT Owners Group” con “Luxury Tourers”. Volevo indicare che il KOG prediligeva un certo modo di andare in moto – il turismo di lusso, confortevole, tecnologico – che, secondo me, era ben rappresentato anche dalla neonata K1600.

Per altri soci, però, il vero concetto di “Luxury Tourer” in ambito BMW era morto con la KLT. Per loro, l’unica vera alternativa divenne sempre più chiaramente il passaggio alla Goldwing. La comunità iniziava a dividersi non su questioni di amicizia, ma di filosofia meccanica. Una nuova era, piena di dibattiti, era iniziata.

Lo Sdoganamento Definitivo – Parità per le Goldwing

Dopo la presentazione della K1600, molti dei nostri soci più legati allo spirito originario attesero invano che BMW annunciasse una nuova KLT, una vera erede di quel concetto. Ma fu un’attesa vana.

Per loro, la K1600GTL non era mai stata accettata come sostituta. Le ragioni erano estetiche, ma soprattutto filosofiche: secondo loro, non rappresentava il concetto di “Luxury Touring” che la KLT aveva incarnato e portato avanti per anni. È un concetto difficile da spiegare a chi non lo sente, ma per gli appassionati, la KLT era, con la sua eleganza più austera, sullo stesso piano della Goldwing. La K1600, invece, no.

Chi amava quel tipo specifico di moto – grande, imponente, cabina di guida – si trovò spaesato. L’unica vera rappresentante rimasta di quel segmento era la Honda Goldwing.

Le ultime speranze si spensero definitivamente quando, a fine novembre 2013, BMW presentò la K1600GTL Exclusive, annunciata come il modello “estremamente lussuoso”. Nella realtà, restava una GTL (seppur più accessoriata e costosa), non la rinascita della KLT.

Fu a quel punto che molti dei nostri soci presero la decisione, ragionata e definitiva, di passare alla Goldwing. Si sa, ognuno ha la sua moto ed è inutile discuterne (anche se sul forum, per scherzo, lo facciamo in continuazione).

Davanti a questo scenario, presi la decisione logica e necessaria di formalizzare l’assoluta parità all’interno del KOG tra i possessori di K1600 e di Goldwing. In realtà, questa parità era già prassi comune da tempo nello spirito e nella partecipazione agli eventi; non feci altro che scrivere nero su bianco quello che già avveniva.

Rimase, però, una connotazione importante: il KOG mantenne la sua focalizzazione sul mondo BMW K1600 come moto “di riferimento” per le nuove iscrizioni. Una focalizzazione dobbiamo averla, non possiamo essere un gruppo generalista. Ma per coloro che, partendo da una BMW, avevano compiuto quella scelta per fedeltà a una filosofia di viaggio, le porte rimasero spalancate e la loro posizione fu pienamente legittimata.

Era il compromesso perfetto: mantenere un’identità tecnica chiara per il futuro, ma riconoscere e onorare la storia e le scelte di chi aveva costruito il KOG, a prescindere dal marchio sulla carena. La filosofia del viaggio aveva infine vinto su ogni purismo.

Il nostro Motto – “No Ordinary Bikers”

Dopo aver formalizzato lo “sdoganamento” delle Goldwing e aver raggiunto quell’equilibrio unico, sentii il bisogno di aggiornare anche il nostro slogan. Volevo qualcosa che sottolineasse, una volta per tutte, quanto fossimo diversi da qualsiasi altro gruppo motociclistico.

Così, la dicitura “Luxury Tourers” – che descriveva cosa guidavamo – fu sostituita da una frase che descrive chi siamo: “No Ordinary Bikers”.

Non che “Luxury Tourers” non andasse bene, ma volevo qualcosa di più incisivo, più identitario. La spinta mi venne anche dalle osservazioni di molti nuovi iscritti, che mi facevano notare una cosa importante: “Nel KOG si respira un’atmosfera che non ho trovato in nessun altro gruppo in cui sono stato”.

Ne ero certo. Ed era la conferma più bella di quello che avevo sempre pensato e cercato di costruire.

Questa combinazione unica di BMW e Goldwing, dove non c’erano fazioni ma solo amici che si divertivano insieme, mi ricordava lo spirito delle “compagnie” spensierate di quando eravamo ragazzi. Non era un club formale; era un gruppo di persone legate da uno stile di vita e di viaggio.

Fu questa consapevolezza a portarmi a scegliere “No Ordinary Bikers” come claim principale del gruppo. E trovo che sia azzeccatissimo. Non parla di cilindrate o di modelli. Parla di noi. Della nostra scelta di non essere motociclisti “ordinari”, né per le moto che guidiamo, né, soprattutto, per il modo in cui abbiamo deciso di condividerne la passione.

Il PorKOG – L’Evento che Celebra l’Amicizia (e il Buon Cibo)

Il PorKOG è la dimostrazione che i migliori eventi a volte nascono per caso, e che il successo più duraturo può venire da qualcosa che non è nemmeno prettamente motociclistico.

Tutto ebbe inizio nel 2004. Un nostro socio di Modena, che gestisce un salumificio, ebbe l’idea di organizzare una festa nella sua casa di campagna con un grande giardino e una piscina. L’evento era incentrato su una cosa semplice e buona: la carne di maiale. Da lì, il nome giocoso: PorKOG.

La filosofia era (ed è) chiara: ci si può arrivare in macchina o in moto, non ci sono tour prestabiliti. È sostanzialmente una grande festa in relax, un ritrovo per stare tutti insieme, famiglie incluse, a chiacchierare, mangiare bene e godersi la giornata a bordo piscina.

Questo evento, che abbiamo ripetuto con gioia ogni anno e continueremo a ripetere, è diventato il più atteso da tutti i soci. Perché? Perché catalizza qualcosa di più profondo del semplice giro in moto: è la celebrazione della comunità, dell’amicizia e del tempo spensierato passato in compagnia delle persone care.

Quindi, se sentirete ancora parlare di PorKOG – adesso è un po’ di tempo che non lo facciamo più per motivi contingenti – , non esitare neppure un attimo a iscriverti. Non è solo un raduno; è un appuntamento con il cuore del KOG. E ne vale sempre, assolutamente, la pena.

Il Natale del KOG

Fin dagli albori del gruppo, un evento che si è sempre ripetuto ogni anno, salvo una pausa forzata dovuta al Covid, è stato il Natale tutti assieme. Iniziato come Cena di Natale e portato avanti per moltissimi anni in questo formato, è stato poi trasformato nel Pranzo di Natale, sicuramente meno impegnativo a livello logistico e, perché no, anche economico.

Si tiene solitamente tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre ed è un momento di condivisione, non un raduno motociclistico vero e proprio dato il periodo, in cui cercano di essere presenti tutti per scambiare gli auguri di Natale e salutarci prima dell’anno nuovo. Nel 2025 abbiamo raggiunto il record di presenze con quasi 90 persone tra soci e familiari, un traguardo che la dice lunga sui legami che si sono creati e che vanno molto spesso al di là del semplice incontro in moto.

Quirinale e Castel Porziano

Nel 2014, un’esclusiva opportunità nata grazie a uno dei nostri soci, ci ha permesso di organizzare un raduno straordinario, destinato a rimanere nella storia del nostro gruppo. Nonostante la sua peculiare natura “appiedata”, che aggiungeva un tocco di avventura e scoperta passo dopo passo, l’evento si trasformò in un vero e proprio viaggio nel cuore istituzionale e simbolico dell’Italia.

L’esperienza ha preso il via con una visita al Palazzo del Quirinale, ma non con un normale tour. Ad accompagnarci avevamo una guida d’eccezione, che ci ha aperto le porte di stanze, saloni e percorsi normalmente inaccessibili al grande pubblico. Abbiamo attraversato corridoi impregnati di storia, ammirando da vicino capolavori artistici e architettonici, mentre la narrazione della nostra guida faceva rivivere secoli di vicende politiche e di rappresentanza.

Ma l’unicità di quella giornata andava ben oltre la residenza presidenziale. La vera perla rara fu l’accesso alla Caserma “Sandro Fuga” dei Corazzieri, il leggendario Reggimento della Guardia d’Onore del Presidente della Repubblica. Qui, immersi in un’atmosfera di rigore e tradizione secolare, abbiamo compreso da vicino l’addestramento, la dedizione e lo spirito di corpo di questi soldati. Visitare il loro Museo interno è stata un’emozione unica: tra armature storiche, divise d’epoca e cimeli, abbiamo ripercorso l’evoluzione di un corpo che è simbolo vivente di continuità e fedeltà allo Stato.

La giornata, all’insegna della scoperta e della condivisione, ha trovato il suo degno coronamento nella cornice suggestiva della Tenuta Presidenziale di Castel Porziano. Il pranzo conviviale in quel luogo, immerso in una delle più vaste aree verdi protette d’Europa, non è stato solo un momento di ristoro, ma l’ideale continuazione di un itinerario d’eccellenza. È stata l’occasione per rielaborare insieme le intense emozioni vissute, rafforzando i legami del gruppo.

Quei giorni sono stati molto più di una semplice gita. Hanno incarnato appieno lo stile KOG: la ricerca dell’accesso privilegiato, il desiderio di approfondire la storia oltre la superficie, la passione per i dettagli che rendono unico un luogo iconico, e soprattutto, il piacere di condividere queste esperienze straordinarie in un clima di cameratismo e curiosità. Non abbiamo visitato solo dei monumenti; abbiamo vissuto un’esperienza immersiva negli ambienti più rappresentativi della Repubblica, un ricordo che ogni partecipante custodisce con particolare orgoglio e nostalgia.

Oltre i Confini – L’International Meeting

L’International Meeting è la prova che le amicizie nate sulla passione possono superare facilmente i confini nazionali. È un evento nato quasi per gioco nel 2011.

Avevamo organizzato un raduno in Liguria, quando alcuni amici spagnoli di un gruppo simile al nostro, che si trovavano nei paraggi, sono venuti a conoscenza dell’evento. Hanno voluto assolutamente fare presenza. È stato così che abbiamo ribattezzato quell’evento “International Meeting” e ci siamo dati appuntamento per l’anno successivo in Spagna, per ricambiare l’invito.

Da quel gesto spontaneo è nata una tradizione annuale. Si è creato un giro che ha alternato Italia, Spagna e Portogallo, unendo tre comunità di “Luxury Tourers”.

È sempre stata una ricorrenza bellissima per molte ragioni. Ci ha permesso di mantenere i contatti con amici oltreconfine e di conoscerne sempre di nuovi. Ma soprattutto, ci ha regalato l’opportunità unica di visitare posti incantevoli con la guida di “locali” che ci hanno svelato angoli nascosti e percorsi che da soli non avremmo scoperto mai.

Alcune edizioni sono rimaste nella storia: quello a Barcellona e Girona, e quello organizzato da noi a Bergamo, dove si sono radunate oltre 100 moto tra il gruppo italiano e quello spagnolo.

Nel 2023, grazie all’attività incredibile di Tommaso e prendendo spunto dall’assenza del gruppo spagnolo, abbiamo organizzato l’International Meeting a Pisa con un’impronta più internazionale e non legata ai singoli paesi che l’avevano ospitato fino a quel momento. È stato un incredibile successo con più di 100 moto provenienti da tutta Europa nella bellissima cornice di Pisa, con visita alle Cave di Marmo di Carrare e cena all’Ippodromo nella Tenuta di San Rossore e il supporto ufficiale di BMW Motorrad Italia.

Nel 2024 è stata la volta di Chaves in Portogallo dove è stata mantenuta l’impronta internazionale e anche il numero di moto presenti.

Oggi l’International Meeting non si tiene più perché il numero di moto richiederebbe uno spiegamento di forze che non siamo più in grado di sostenere e, piuttosto che creare un evento non all’altezza, abbiamo preferito sospenderlo.

Ma non è detta l’ultima parola…

Una seconda anteprima assoluta in BMW

Nel 2022 BMW ha presentato il restyling della K1600 e, grazie al solido rapporto che ci lega a BMW, siamo stati invitati a vedere e toccare la moto in anteprima presso la sede di BMW Italia a San Donato Milanese. Un folto gruppo di soci si è quindi trovato in BMW dove tutti i nuovi modelli, ancora non rilasciati ai concessionari e quindi visti solo in foto, facevano bella mostra di sé con il relativo product manager che ci ha spiegato nel dettaglio tutte le novità che ci aspettavano.

Gli eventi di 25 anni

AnnoNumero Eventi
20013
200213
200315
200420
200516
200623
200725
200818
200912
201010
201113
201221
201319
201412
201518
201618
201718
201814
201915
20207
20218
20229
20238
20248
20258

Il KOG Oggi – Una Comunità Viva e Consapevole

Oggi il KOG è una comunità viva e strutturata, che ruota attorno a un nucleo digitale solido ma che esiste e prospera grazie all’iniziativa personale e alla passione dei suoi soci.

Il punto di partenza è il nostro sito internet, www.kog.it, che contiene tutte le informazioni sul gruppo e ampie sezioni dedicate alle nostre moto di riferimento, la K1200LT e la K1600 e anche la neonata R1300RT. Qui si trova anche il calendario completo degli eventi annuali.

Il cuore pulsante della comunità, però, è il forum (forum.kog.it). È il luogo dove ci scambiamo pareri, impressioni, consigli e dove ci teniamo in contatto quotidianamente. È la piazza virtuale da cui partono le idee per i raduni e gli eventi. Una parte del forum è visibile a tutti, ma per partecipare attivamente e accedere a tutti i contenuti è necessario essere soci iscritti e versare la piccola quota annuale.

La nostra memoria storica collettiva è invece custodita nella Gallery (gallery.kog.it), che raccoglie le foto di tutti i nostri eventi dal 2001 a oggi. È un archivio incredibile, che spesso consultiamo con piacere e un po’ di nostalgia.

C’è chi dice che il KOG sia troppo incentrato su internet. La verità è che senza internet, il KOG non potrebbe esistere. Con i soci sparsi in tutta Italia e all’estero, è la rete che ci permette di tenerci in contatto costante, scambiarci informazioni e organizzarci, limitando al massimo gli spostamenti “a vuoto” e le lunghe comunicazioni telefoniche.

Ma questo non significa che tutto si risolva online. Al contrario! Il motivo per cui i nostri raduni funzionano così bene è proprio perché sono quasi sempre organizzati da soci del posto. Solo chi conosce il territorio può svelare ristoranti nascosti, strade panoramiche e location speciali, dopo aver provato e riprovato i percorsi. C’è un lavoro enorme, fatto di passione pura, dietro ogni evento. Per questo, non smetterò mai di ringraziare chiunque si adoperi per far funzionare tutto al meglio. Con la stessa benevolenza, va visto qualsiasi imprevisto o contrattempo:

Oggi nel KOG sono presenti molte Goldwing, tutte di soci che prima avevano una K1200LT o una K1600, ma anche altre moto turistiche, perché la nostra matrice è questa. Questo dà fastidio a qualcuno, e alcuni hanno anche lasciato il gruppo per questo motivo. Se devo essere sincero, non ne condivido le motivazioni.

Pur essendo un gruppo che si caratterizza per la dedizione alla K1600 come moto di riferimento per le nuove iscrizioni, non vedo perché dovrei privarmi della compagnia di un amico solo perché ha cambiato moto. C’è gente che è uscita perché vuole circondarsi solo di persone con moto BMW. Ma la nostra filosofia è quella del mototurismo di alto livello. E le due regine indiscusse di questo settore sono proprio la K1600 e la Goldwing, moto molto più “turistiche” di una BMW RR da pista o di uno scooter con l’elica sul serbatoio.

Il KOG oggi è questo: una casa digitale, una rete di amicizie reali, e la ferma volontà di mettere le persone e la passione per il viaggio al primo posto, sapendo che a volte la strada migliore è quella percorsa in compagnia, anche se su carene diverse.

Come Funziona il KOG – Una Guida Pratica

Chi arriva per la prima volta nel KOG a volte può sentirsi un po’ spaesato, per la mole di informazioni e per un funzionamento che ruota quasi tutto intorno a internet. In realtà, è molto più semplice di quanto sembri. Vale la pena spendere due parole per chiarire il tutto.

Come ci si iscrive?

Basta andare sul sito www.kog.it e seguire le istruzioni della pagina dedicata.

Come si organizzano gli eventi?

I raduni e gli eventi vengono organizzati dai singoli soci. Ci sono due modalità di creazione, gestione e comunicazione degli eventi sul Forum:

  1. Liberamente, per eventi in giornata o giri dell’ultimo minuto.
  2. Coordinandosi con me o altri, per eventi che vanno inseriti nel calendario ufficiale annuale. Le date possono essere stabilite in anticipo o inserite man mano che qualcuno propone un’idea interessante e realizzabile.

Non servono requisiti speciali o una permanenza minima per organizzare. Chiunque abbia un’idea può parlarne con me, e ci sono sempre persone disponibili a dare una mano.

Tipologie di eventi:

  1. Raduni: quando si prevede l’uso della moto e lo scopo è il mototurismo.
  2. Ritrovi: come una cena o un pranzo in un luogo particolare.
  3. Giri in Giornata: iniziative spontanee di chi cerca compagnia per un percorso.

Dove si parla di tutto questo?

Esclusivamente sul Forum KOG (forum.kog.it). È il luogo per scambiare idee, pareri, chiedere informazioni agli organizzatori, dare comunicazioni dell’ultimo minuto e accordarsi per i meeting point. Il Forum è il nostro principale mezzo di comunicazione ed è accessibile da computer, smartphone o tablet.

Come ci si iscrive a un evento?

Sempre e solo tramite la sezione dedicata alle iscrizioni sul Forum KOG.

La nostra memoria storica:

L’album fotografico di tutti gli eventi dal 2001 è liberamente consultabile su gallery.kog.it, anche da mobile.

I nostri libri:

I due libri pubblicati per i 5 e i 10 anni del KOG sono disponibili online sul sito.

Evoluzione:

Il tutto è in continua evoluzione. Nuove funzioni vengono aggiunte quando disponibili o necessarie, e di ogni novità viene data comunicazione sul sito o nel Forum.

In sintesi: il KOG funziona dal basso, grazie alla passione e all’iniziativa dei soci, coordinata attraverso gli strumenti digitali che tengono unita la comunità. La porta è aperta a chi vuole partecipare, e la regola fondamentale è la voglia di condividere la strada e il tempo libero.

Consigli per Integrarsi al Meglio nel KOG

Il KOG è un gruppo particolare, dove più o meno tutti si conoscono. Facciamo il possibile per far sentire a casa i nuovi soci, ma l’integrazione non dipende solo da noi.

Integrarsi in un gruppo significa, prima di tutto, volerlo fare e conoscerne le dinamiche. Nel nostro caso, queste dinamiche sono innanzitutto virtuali (il primo contatto avviene sul Forum) e poi diventano reali quando ci si incontra di persona.

A volte, il Forum può rappresentare un ostacolo, soprattutto per chi non è abituato a questo tipo di comunicazione. Spesso nascono incomprensioni perché ci si dimentica che scrivere non è come parlare. Lo scritto rimane ed è soggetto a interpretazione.

Quindi, ecco qualche consiglio spassionato:

  1. Sii chiaro e misura le parole. All’inizio, evita battute che potrebbero essere fraintese. Nessuno ti conosce ancora. È meglio prima rompere il ghiaccio; dopo, ciò che scriverai sarà filtrato dalla conoscenza della tua persona e tutto sarà più semplice.
  2. Partecipa attivamente al Forum. Cerca di dare una mano, se puoi. Porta le tue esperienze e le tue opinioni evitando giudizi perentori e, soprattutto, senza essere inutilmente polemico, aggressivo o offensivo. Un tono sbagliato potrebbe portare all’esclusione dal Forum.
  3. Partecipa agli eventi reali. La conoscenza diretta vale più di mille post sul Forum. Partecipando, darai a tutti la possibilità di apprezzare i lati del tuo carattere che la comunicazione scritta, per sua natura, tende a nascondere.
  4. Non rimanere un fantasma. Se ti iscrivi ma non scrivi mai e non partecipi a nessun evento, difficilmente riuscirai a integrarti completamente. E, te lo assicuro, ti perderesti moltissimo di ciò che il KOG offre davvero: l’amicizia condivisa sulla strada.

In sintesi: sii te stesso, sii rispettoso, mettici la faccia (virtuale e reale) e la voglia di condividere. Il resto verrà da sé, e la strada in compagnia sarà molto più bella.

Cosa è il KOG

Qui di seguito potrete leggere un intervento interessantissimo del nostro Beppe Zanetti, socio fiorentino da lungo tempo e mente filosofica del KOG che purtroppo oggi non è più con noi ma che ricordiamo con smisurato affetto.

Lo ha scritto per cercare di dare una risposta a tutti coloro che si chiedono “Cosa è il KOG?”, spesso disorientati da quello che vedono o semplicemente curiosi e penso che abbia centrato in pieno quello che è il nostro spirito, che è anche quello che vorrei fosse percepito all’esterno da coloro che non ci conoscono.

Buona lettura quindi…

 

Cosa è il KOG
a cura di Beppe Zanetti

E quindi, giunti a questo punto, su una cosa pare non sussistano dubbi: il KOG non è un motoclub, non lo è neppure alla lontana, non lo è neppure per una vaga assimilazione.

Mi sono scoperto molte volte a pensare cosa allora esso sia.

E la risposta, facile, banale, scontata è sempre stata: siamo un Gruppo.

Anzi, siamo un bel gruppo, come spesso sentiamo ripetere, quasi come un mantra, nel nostro Forum.

Ma bisogna diffidare dei mantra, assuefazione pigra a un concetto sicuro e scontato che ci impedisce di guardare oltre, di capire meglio.

Ce ne sono tanti di gruppi che, uniti dalla comune passione della moto o di un modello di moto, si ritrovano, organizzano viaggi e sperimentano il piacere di stare insieme e di condividere emozioni.

Gruppi grandi o piccoli, talvolta folcloristici, altre volte snobistici, altre ancora rumorosi o caciaroni: tutti belli da vedere mentre si divertono, mentre sfilano in sella a moto le più diverse ma tutte ugualmente belle e appassionanti.

Ma noi siamo altro.

Io nel KOG ho visto altro.

Ho visto rendere partecipi i soci delle situazioni di disagio e di sofferenza di qualcuno di noi invitandoli a fermarsi un attimo, a sospendere le loro occupazioni per sostenere con un pensiero, con una preghiera rivolta a qualunque Entità noi crediamo, l’amico in difficoltà.

E in pochi minuti ho visto rispondere decine e decine di noi: “l’ho fatto”.

Decine. E non importava chi fosse quell’amico, quali fossero le sue difficoltà: “l’ho fatto”.

E dietro quelle risposte si leggeva la commozione, il turbamento, la voglia di fare di più, la necessità di esserci.

E molti – certamente laici, alcuni certamente non credenti – ho visto scrivermi in privato per dire “ho pregato”.

E tutto questo senza chiedermi il nome di colui per il quale avevano rivolto la loro preghiera. Non importava chi fosse, importava che fosse uno di noi.

Non sono quindi la voglia di vivere una comune passione, la spensieratezza del viaggio, l’ebbrezza della scoperta, la goliardica atmosfera della sosta i sentimenti che ci accomunano.

Come non ci accomuna solo l’amicizia, o talvolta l’affetto che lega molti di noi. Tutto questo accomuna un gruppo.

Ma noi siamo altro, ben altro. Il KOG è una Comunità.

Non solo: è una Comunità che si fonda su un altissimo spirito di FRATELLANZA.

Solo con questo spirito è possibile parlare delle debolezze, delle necessità, delle difficoltà economiche delle quali non mettiamo a parte i familiari, gli amici intimi e che invece ho visto confessare nel nostro Forum.

Solo con questo spirito si può offrire tangibilmente l’aiuto che ho visto il Kogger offrire all’altro Kogger: aiuto tangibile, non parole vuote, non espressioni di circostanza.

Solo con questo spirito ci telefoniamo per dirci “che succede? come mai è da tempo che non ti sento? Posso fare qualcosa per te?” e solo con questo spirito sappiamo che non si tratta di parole di circostanza e non dubitiamo, neppure per un istante, della sincerità delle intenzioni.

È la Fratellanza il collante che ci unisce.

Chi entra a far parte di questa Comunità, senza ovviamente avere avuto la possibilità di comprenderne inizialmente lo spirito, si meraviglia del fatto che il KOG, nato come punto di aggregazione di appassionati di un modello monomarca, si sia nel tempo trasformato e annoveri oggi molti proprietari di moto di tipo e di marchio diversi.

Non v’è nessun motivo di meravigliarsi ed è sufficiente che il neofita si sieda un attimo, aspiri profondamente, metta da parte l’impazienza e sappia ascoltare ciò che lo circonda per capire.

Non ci tocca il fatto che alcuni di noi passino ad altre esperienze motociclistiche.

Noi non escludiamo altre moto perché la nostra Fratellanza è divenuta talmente prevalente da mettere in secondo piano la comunanza del mezzo meccanico che usiamo.

Esso è stata la ragione per la quale un giorno ci siamo aggregati, ma le modalità con le quali negli anni tale aggregazione si è cementata superano la ragione iniziale e hanno finito per prescindere dalla moto insieme alla quale – e non “sulla quale” (altra nostra peculiarità) – ce ne andiamo in giro per il mondo.

Così che anche chi rimane senza moto rimane ugualmente nel KOG.

La moto, un tipo di moto, ci ha fatto diventare quello che siamo, ma ciò che oggi siamo prescinde totalmente dalla moto che guidiamo.

Trovatemi un altro gruppo che si fondi su un simile principio. E’ questo spirito di Fratellanza, quindi, che ci caratterizza.

Quello stesso che ci permette di vivere in modo più coinvolgente e appassionante all’interno del KOG quel sentimento che io ritengo rappresenti il punto più alto dell’aggregazione umana: la condivisione delle emozioni.

Non so – e mi scuso di questi riferimenti personali – se qualcuno di voi si è mai trovato al sorgere del sole su un crinale appenninico o alpino.

A me è capitato tanti anni or sono, in sella ad un magnifico stallone arabo a quei tempi abituale compagno dei miei viaggi, sul crinale dell’appennino alle falde del Monte Falterona.

Tornavo da un lungo viaggio, meglio forse dire da un pellegrinaggio, che aveva toccato i più importanti santuari francescani e abbazie della Toscana e dell’Umbria.

Il primo raggio di sole mi colse all’improvviso sulla cime di un’altura: avevo davanti a me a destra il Mugello e a sinistra la valle dell’Arno.

La luce era particolare e lo spettacolo era incredibile.

In quel momento non sentii la mancanza di una macchina fotografica per fissare la magia di quell’attimo, ma avvertii lancinante la mancanza di una persona con la quale condividere quell’emozione.

Non una persona qualsiasi, ma una persona cara.

L’emozione è come uno specchio, coglie l’immagine per un attimo, ma poi l’immagine se ne va.

La condivisione dell’emozione invece fissa quell’immagine e la cementa rendendola indimenticabile per sempre insieme con l’emozione che l’ha generata.

Così che ogni volta che ricordi quell’attimo insieme a coloro con i quali l’hai condivisa essa si rinnova, ti emozioni di nuovo.

Come quando una volta (era il 1954) si fermò al mio paese un tedesco con una BMWR50S, nera, lucida, con il parafiltro cromato e i profili bianchi dei parafanghi dipinti a mano: rimasi a bocca spalancata e i miei occhi credo brillassero a tal punto che lui mi chiese se volevo salire e farci un giro.

A lui l’atmosfera di qual paese semplice come la sua gente piacque al punto che si fermò diversi giorni nella locanda di mia madre; io quel giorno – proprio quel giorno lì, non un altro – seppi che, qualunque cosa fossi diventato nella vita, un giorno avrei avuto una moto così e qualunque fosse stata la mia strada l’avrei percorsa in moto. E così è stato.

Oggi, nel momento in cui inevitabilmente occorre fare dei bilanci, tirare delle righe, mi accorgo che buona parte di quella strada l’ho percorsa con il KOG e che gran parte di quelle emozioni le ho condivise con voi.

E le ho condivise appunto in quello spirito di fratellanza che nel KOG unisce e che ha permesso a noi tutti di vivere e quindi rivivere emozioni indimenticabili vissute insieme alle nostre moto.

Non starò ad elencarle, perché quelle emozioni ognuno le ha vissute e le rammenta in un modo intimo e particolare, ma sarà sufficiente che ciascuno guardi all’interno del proprio cuore per sapere di cosa sto parlando.

Ne abbiamo fatte di esperienze insieme in questi anni, ne abbiamo viste di cose.

A volte abbiamo viaggiato tranquillamente, altre in modo spasmodico quasi cogliendo l’incapacità di fermarsi, di accomodarsi in qualche buco, accomunati dall’idea che il mondo non è che una grande piazza sulla quale si affacciano i popoli e i singoli uomini, dai più scialbi ai più bizzarri, ciascuno con la sua insostituibile storia che racconta già la storia di tutti.

E questa piazza abbiamo visitato in molti angoli e quelle storie siamo andati a conoscerle da vicino. Anche quando erano storie brutte, a volte terribili.

Sempre insieme, sempre in moto.

Certo in questi anni molti amici abbiamo persi per la strada e mai dimenticati, ma li consideriamo ancora qui con noi e andiamo avanti.

Di questo sto parlando, dell’impossibilità di fermarsi.

Non è giusto. Non lo è mai. Avremmo dovuto fare altre scelte, tanto tempo fa, oggi è troppo tardi.

Continua a guidarci la curiosità, quella insolente caparbia curiosità di sapere dove va a finire la strada, cosa c’è oltre quella curva.

Ma non è solo la curiosità a menarci per il mondo.

C’è qualcos’altro. Qualcosa che né io né voi potremo mai descrivere, ma che conosciamo bene.

Anche all’ultimo, nel momento in cui ci sembrerà di esserci allontanati troppo, in noi coverà ancora la voglia di conoscere cosa c’è oltre quella collina, ad di là di quei monti.

Di vedere ancora. E il KOG sarà lì.

 

Ringraziamenti

Vorrei ringraziare immensamente per il contributo dato non solo a questo libro ma al KOG tutto, Giuseppe Colombo, Giuseppe Santalena e Giuseppe Zanetti.

Ringrazio anche tutti i soci passati, presenti e futuri del KOG perché senza di loro il KOG non esisterebbe.

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