Cosa è il KOG

Questo testo è stato scritto da Beppe, il nostro “filosofo”.

È talmente bello e ci rappresenta in modo così peculiare che ho voluto includerlo nel libro della Storia del KOG, ma lo riporto anche qui di seguito per dare modo a chiunque di capire veramente “chi siamo”.

Cosa è il KOG

Su una cosa pare non sussistano dubbi: il KOG non è un motoclub, non lo è neppure alla lontana, non lo è neppure per una vaga assimilazione.

Mi sono scoperto molte volte a pensare cosa allora esso sia.

E la risposta, facile, banale, scontata è sempre stata: siamo un Gruppo.

Anzi, siamo un Bel Gruppo, come spesso sentiamo ripetere, quasi come un mantra, nel nostro Forum.

Ma bisogna diffidare dei mantra, assuefazione pigra a un concetto sicuro e scontato che ci impedisce di guardare oltre, di capire meglio.

Ce ne sono tanti di gruppi che, uniti dalla comune passione della moto o di un modello di moto, si ritrovano, organizzano viaggi e sperimentano il piacere di stare insieme e di condividere emozioni.

Gruppi grandi o piccoli, talvolta folcloristici, altre volte snobistici, altre ancora rumorosi o caciaroni: tutti belli da vedere mentre si divertono, mentre sfilano in sella a moto le più diverse ma tutte ugualmente belle e appassionanti.

Ma noi siamo altro.

Io nel KOG ho visto altro.

Ho visto rendere partecipi i soci delle situazioni di disagio e di sofferenza di qualcuno di noi invitandoli a fermarsi un attimo, a sospendere le loro occupazioni per sostenere con un pensiero, con una preghiera rivolta a qualunque Entità noi crediamo, l’amico in difficoltà.

E in pochi minuti ho visto rispondere decine e decine di noi: “l’ho fatto”.

Decine. E non importava chi fosse quell’amico, quali fossero le sue difficoltà: “l’ho fatto”.

E dietro quelle risposte si leggeva la commozione, il turbamento, la voglia di fare di più, la necessità di esserci.

E molti – certamente laici, alcuni certamente non credenti – ho visto scrivermi in privato per dire “ho pregato”.

E tutto questo senza chiedermi il nome di colui per il quale avevano rivolto la loro preghiera. Non importava chi fosse, importava che fosse uno di noi.

Non sono quindi la voglia di vivere una comune passione, la spensieratezza del viaggio, l’ebbrezza della scoperta, la goliardica atmosfera della sosta i sentimenti che ci accomunano.

Come non ci accomuna solo l’amicizia, o talvolta l’affetto che lega molti di noi. Tutto questo accomuna un gruppo.

Ma noi siamo altro, ben altro.

Il KOG è una Comunità.

Non solo: è una Comunità che si fonda su un altissimo spirito di FRATELLANZA.

Solo con questo spirito è possibile parlare delle debolezze, delle necessità, delle difficoltà economiche delle quali non mettiamo a parte i familiari, gli amici intimi e che invece ho visto confessare nel nostro Forum.

Solo con questo spirito si può offrire tangibilmente l’aiuto che ho visto il Kogger offrire all’altro Kogger: aiuto tangibile, non parole vuote, non espressioni di circostanza.

Solo con questo spirito ci telefoniamo per dirci “che succede? come mai è da tempo che non ti sento? Posso fare qualcosa per te?” e solo con questo spirito sappiamo che non si tratta di parole di circostanza e non dubitiamo, neppure per un istante, della sincerità delle intenzioni.

È la Fratellanza il collante che ci unisce.

Chi entra a far parte di questa Comunità, senza ovviamente avere avuto la possibilità di comprenderne inizialmente lo spirito, si meraviglia del fatto che il KOG, nato come punto di aggregazione di appassionati di un modello monomarca, si sia nel tempo trasformato e annoveri oggi molti proprietari di moto di tipo e di marchio diversi.

Non v’è nessun motivo di meravigliarsi ed è sufficiente che il neofita si sieda un attimo, aspiri profondamente, metta da parte l’impazienza e sappia ascoltare ciò che lo circonda per capire.

Non ci tocca il fatto che alcuni di noi passino ad altre esperienze motociclistiche.

Noi non escludiamo altre moto perché la nostra Fratellanza è divenuta talmente prevalente da mettere in secondo piano la comunanza del mezzo meccanico che usiamo.

Esso è stata la ragione per la quale un giorno ci siamo aggregati, ma le modalità con le quali negli anni tale aggregazione si è cementata superano la ragione iniziale e hanno nito per prescindere dalla moto insieme alla quale – e non “sulla quale” (altra nostra peculiarità) – ce ne andiamo in giro per il mondo.

Così che anche chi rimane senza moto rimane ugualmente nel KOG.

La moto, un tipo di moto, ci ha fatto diventare quello che siamo, ma ciò che oggi siamo prescinde totalmente dalla moto che guidiamo.

Trovatemi un altro gruppo che si fondi su un simile principio. È questo spirito di Fratellanza, quindi, che ci caratterizza.

Quello stesso che ci permette di vivere in modo più coinvolgente e appassionante all’interno del KOG quel sentimento che io ritengo rappresenti il punto più alto dell’aggregazione umana: la condivisione delle emozioni.

Non so – e mi scuso di questi riferimenti personali – se qualcuno di voi si è mai trovato al sorgere del sole su un crinale appenninico o alpino.

A me è capitato tanti anni or sono, in sella ad un magnifico stallone arabo a quei tempi abituale compagno dei miei viaggi, sul crinale dell’appennino alle falde del Monte Falterona.

Tornavo da un lungo viaggio, meglio forse dire da un pellegrinaggio, che aveva toccato i più importanti santuari francescani e abbazie della Toscana e dell’Umbria.

Il primo raggio di sole mi colse all’improvviso sulla cime di un’altura: avevo davanti a me a destra il Mugello e a sinistra la valle dell’Arno.

La luce era particolare e lo spettacolo era incredibile.

In quel momento non sentii la mancanza di una macchina fotografica per fissare la magia di quell’attimo, ma avvertii lancinante la mancanza di una persona con la quale condividere quell’emozione.

Non una persona qualsiasi, ma una persona cara.

L’emozione è come uno specchio, coglie l’immagine per un attimo, ma poi l’immagine se ne va.

La condivisione dell’emozione invece fissa quell’immagine e la cementa rendendola indimenticabile per sempre insieme con l’emozione che l’ha generata.

Così che ogni volta che ricordi quell’attimo insieme a coloro con i quali l’hai condivisa essa si rinnova, ti emozioni di nuovo.

Come quando una volta (era il 1954) si fermò al mio paese un tedesco con una BMWR50S, nera, lucida, con il parafiltro cromato e i profili bianchi dei parafanghi dipinti a mano: rimasi a bocca spalancata e i miei occhi credo brillassero a tal punto che lui mi chiese se volevo salire e farci un giro.

A lui l’atmosfera di qual paese semplice come la sua gente piacque al punto che si fermò diversi giorni nella locanda di mia madre; io quel giorno – proprio quel giorno lì, non un altro – seppi che, qualunque cosa fossi diventato nella vita, un giorno avrei avuto una moto così e qualunque fosse stata la mia strada l’avrei percorsa in moto. E così è stato.

Oggi, nel momento in cui inevitabilmente occorre fare dei bilanci, tirare delle righe, mi accorgo che buona parte di quella strada l’ho percorsa con il KOG e che gran parte di quelle emozioni le ho condivise con voi.

E le ho condivise appunto in quello spirito di fratellanza che nel KOG unisce e che ha permesso a noi tutti di vivere e quindi rivivere emozioni indimenticabili vissute insieme alle nostre moto.

Non starò ad elencarle, perché quelle emozioni ognuno le ha vissute e le rammenta in un modo intimo e particolare, ma sarà sufficiente che ciascuno guardi all’interno del proprio cuore per sapere di cosa sto parlando.

Ne abbiamo fatte di esperienze insieme in questi anni, ne abbiamo viste di cose.

A volte abbiamo viaggiato tranquillamente, altre in modo spasmodico quasi cogliendo l’incapacità di fermarsi, di accomodarsi in qualche buco, accomunati dall’idea che il mondo non è che una grande piazza sulla quale si affacciano i popoli e i singoli uomini, dai più scialbi ai più bizzarri, ciascuno con la sua insostituibile storia che racconta già la storia di tutti.

E questa piazza abbiamo visitato in molti angoli e quelle storie siamo andati a conoscerle da vicino. Anche quando erano storie brutte, a volte terribili.

Sempre insieme, sempre in moto.

Certo in questi anni molti amici abbiamo persi per la strada e mai dimenticati, ma li consideriamo ancora qui con noi e andiamo avanti.

Di questo sto parlando, dell’impossibilità di fermarsi.

Non è giusto. Non lo è mai. Avremmo dovuto fare altre scelte, tanto tempo fa, oggi è troppo tardi.

Continua a guidarci la curiosità, quella insolente caparbia curiosità di sapere dove va a nire la strada, cosa c’è oltre quella curva.

Ma non è solo la curiosità a menarci per il mondo.

C’è qualcos’altro. Qualcosa che né io né voi potremo mai descrivere, ma che conosciamo bene.

Anche all’ultimo, nel momento in cui ci sembrerà di esserci allontanati troppo, in noi coverà ancora la voglia di conoscere cosa c’è oltre quella collina, ad di là di quei monti.

Di vedere ancora.

E il KOG sarà lì.